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tile tracker Fonte foto: Tile
SICUREZZA INFORMATICA

Se avete un tracker di Tile i vostri dati potrebbero essere in vendita

L’acquisizione da parte di Life360 di Tile sta mettendo in subbuglio i proprietari delle targhette per la geolocalizzazione: ecco cosa sta accadendo

Quando si parla di dati personali, compresi quelli acquisiti attraverso strumenti e device dotati di sistemi di localizzazione, la conservazione e il loro trattamento sono fattori di primaria importanza. L’utilizzo e la vendita di tali informazioni da parte delle aziende può rappresentare una fonte potenzialmente infinita di guadagno, motivo in più per chi usa i tracker Tile per drizzare le antenne e fare attenzione a ciò che sta accadendo.

Il mese scorso, l’azienda statunitense produttrice di sistemi di tracciamento è stata acquisita da Life360, altra realtà americana specializzata nella fornitura di servizi basati sulla posizione agli utenti di tutto il mondo. Prodotto di punta di quest’ultima, è l’app omonima: nata nel 2008, effettua la condivisione delle proprie coordinate, notifiche, messaggi di emergenza e altro con i membri della propria famiglia, amici nelle proprie cerchie e terze parti che offrono servizi specifici in base al luogo in cui si trova la persona. Sebbene, almeno a prima vista, tutto possa sembrare perfettamente nella norma, a far preoccupare utenti ed esperti è un report recentemente pubblicato da “The Markup" che avrebbe messo a nudo alcuni comportamenti poco cristallini da parte della società.

Tile e Life360, cosa succede?

Stando a quanto riportato nel documento, Life360 sarebbe pronta a mettere in vendita i dati registrati dai tracker dei 33 milioni di utenti di Tile. Una mole estremamente vasta di dati e di utenti, dovuta al fatto che Tile è stata la prima a produrre le note targhette da applicare a portachiavi, zainetti e altri oggetti di valore per poterne avere sempre traccia e scongiurare ogni possibilità di smarrirli per sempre.

Già nel 2020, come sottolineato da “The Markup", la società avrebbe fatto entrare nelle proprie casse ben 16 milioni di dollari con la vendita delle location degli utilizzatori dei propri servizi. A puntare il dito contro Life360 ci sarebbero poi alcuni lavoratori del settore, come un ex dipendente della società partner Cuebiq, che avrebbe confermato come in passato la medesima informazione sarebbe stata ampiamente sfruttata per la realizzazione di campagne di marketing, realizzate anceh da società terze alle quali erano stati venduti i dati.

Life360, la smentita dell’azienda

Diretta è arrivata la smentita da parte del fondatore e CEO di Life360, Chris Hulls. Per il numero 1 dell’azienda, i dati degli iscritti all’applicazione sono una risorsa fondamentale per l’azienda, indispensabili per fornire i servizi gratuiti che solitamente rientrano nel pacchetto del suo prodotto più noto.

Allo stesso modo, però, Hulls ha sottolineato come Life360 abbia messo in atto politiche stringenti sulla privacy degli utenti; le informazioni, ha spiegato, non permetterebbero infatti in alcun modo l’identificazione della persona ad essi collegata. Una rassicurazione dovuta anche se, come accade in questi casi, potrebbe non bastare per far dormire sonni tranquilli agli utenti.

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