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SOS Terra, un'area grande quanto il Sud America rischia di sparire

La Convenzione delle Nazioni Unite contro la desertificazione mette tutti in allarme: adesso c'è un'area grande quanto il Sud America che rischia di sparire

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Desertificazione e degrado del suolo, territori a rischio Fonte foto: 123rf

La nostra casa, il suolo dove camminiamo, l’aria che respiriamo: la Terra dovrebbe essere il nostro bene più importante. Eppure, continuiamo a non riuscire a preservarla come si deve. Anzi, la mettiamo sempre più in ginocchio. E a dirlo non sono solo voci pessimiste, ma studi concreti che dovrebbero, davvero, farci mettere sull’attenti.

In particolare un documento, il Global Land Outlook, ci mostra ancora una volta uno scenario preoccupante, allarmante. Stando a quanto emerso, nei prossimi anni un’area grande quanto l Sud America rischia di sparire del tutto. A meno che non si corra subito ai ripari.

L’allarme delle Nazioni Unite

Il Global Land Outlook è, nella fattispecie, un documento curato dalle Nazioni Unite nell’ambito dell’Unccd, ovvero la Convenzione delle Nazioni Unite contro la desertificazione. Quest’anno, lo studio ha tenuto conto dei diversi tipi di inquinamento, del riscaldamento globale, della siccità e di tutte le attività umane ad alto rischio che vengono, attualmente, portate avanti come se nulla fosse.

Ad oggi, oltre il 40 % della Terra risulta gravemente degradato o compromesso. E, sempre secondo lo studio dell’Unccd, il modo in cui le risorse del pianeta (acqua, biodiversità, aria e suolo) sono usate in maniera progressivamente disorganizzata, malgestita e abusata, con conseguente minaccia di sopravvivenza di molte specie. Inclusa la nostra.

SOS Terra: la deadline è il 2050

Il Global Land Outlook si basa su evidenze raccolte nell’arco di un quinquennio. Alla sua realizzazione hanno collaborato oltre 21 organizzazioni e migliaia di scienziati. La panoramica che restituisce è devastante: proietta infatti le conseguenze planetarie di tutte le attività usuali dell’uomo fino al 2050, anno in cui, se nulla cambia, sparirà una porzione terrestre pari alla grandezza del SudAmerica.

Ciò non significa che verrà “inghiottita” o che si volatilizzerà: semplicemente (e orribilmente) diventerà deserta, arida e inabitabile da qualsiasi specie. Persino l’aria diventerà irrespirabile, con un annullamento totale di tutte le principali funzioni ecosistemiche. Come un cancro, quest’area punterà poi ad allargarsi sempre di più, diventando silenziosamente e progressivamente letale.

Nello specifico, il rapporto dice:«In nessun altro momento della storia l’umanità ha affrontato una tale serie di rischi e pericoli familiari e non familiari, interagendo in un mondo iperconnesso e in rapido cambiamento. Non possiamo permetterci di sottovalutare la portata e l’impatto di queste minacce esistenziali».

Desertificazione e degrado: cosa fare?

Cosa significa, dunque? Che c’è tempo solo fino al 2050 per fare qualcosa di concreto. Se non si interrompe il calo della produttività vegetativa e se continueranno le produzioni incontrollate del carbonio, il suolo diventerà sempre più deserto, cosa che porterà a uno sfruttamento ancora più intensivo delle aree rimaste coltivabili/abitabili.

L’unico modo per rimediare, sarebbe ripristinare circa 5 miliardi di ettari di suolo per mezzo dell’agroforestazione e gestendoli con la rigenerazione assistita. Ancora, bisognerebbe tutelare la biodiversità e proteggere tutti gli ecosistemi riproduttivi, per altro pensando a governance inclusive e responsabili. Missione impossibile? Sì e no, perché la verità è che ogni cambiamento viene dal basso. E che basterebbe partire dai piccoli gesti per fare la differenza, dando al nostro pianeta la possibilità di prosperare a lungo e in armonia.

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