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Streaming, Netflix ha trovato la soluzione

I numeri continuano a dare ragione a Netflix: mentre gli altri sono pieni di debiti, la piattafroma di Reed Hastings aumenta il numero degli abbonati con pubblicità

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Si può diminuire la propria offerta e, allo stesso tempo, mantenere la propria posizione di leader di un mercato estremamente competitivo, imporre a tutti i concorrenti enormi sforzi economici e causar loro perdite per 5 miliardi di dollari l’anno? Sì, si può e Netflix lo dimostra.

Lo dimostrano, soprattutto, gli ultimi dati relativi agli abbonati con pubblicità, comunicati dalla presidentessa della divisione Pubblicità della piattaforma, Amy Reinhard, nel corso di un’intervista a Variety. Dati impressionanti: nei 12 mercati in cui è già disponibile l’abbonamento con pubblicità, infatti, Netflix ha già raggiunto i 23 milioni di utenti attivi al mese. Appena 2 mesi fa erano 15 milioni, quindi il ritmo di crescita è fortissimo.

Passi indietro per andare avanti

Negli ultimi due anni Netflix ha fatto una serie di passi indietro rispetto alle promesse iniziali, che sono stati fondamentali per restare in piedi e andare avanti nel suo costosissimo business.

Passi indietro come la stretta sulla condivisione delle password (“Love is sharing a passwordnon lo dimenticheremo mai), sulla libertà di usare il proprio abbonamento anche da altre case, per non parlare della neonata sezione Games che, almeno in teoria, non vedrà mai la pubblicità ma, in pratica, forse la vedrà già entro quest’anno.

I numeri danno ragione a Netflix

Il primo numero che conferma che le scelte di Netflix sono state corrette è quello in fondo ai bilanci: a differenza di tutti i suoi competitor, infatti, Netflix è in attivo, mentre la rincorsa per gli altri è un bagno di sangue.

Poi ci sono i numeri comunicati dalla Reinhard a Variety: 23 milioni di utenti attivi mensili (che più o meno corrispondono ad altrettanti abbonati) con il piano Standard con pubblicità.

Questi abbonati guardano almeno 2 ore al mese di contenuti, cifra che Netflix ritiene sufficiente per considerare l’abbonamento attivo e redditizio.

I 23 milioni di abbonati corrispondono, a spanne, al 10% degli abbonati totali a Netflix in tutto il mondo, ma provengono da soli 12 mercati. Quindi si conferma il dato iniziale di circa il 30% dei nuovi abbonati che parte dal piano con pubblicità.

Ma a stupire è soprattutto il ritmo di crescita di questi abbonati: se solo due mesi fa erano 15 milioni, e ora sono 23 milioni, vuol dire che il piano Standard con pubblicità è quello che cresce di più tra tutti gli abbonamenti a Netflix.

Cosa cambia per gli utenti

Ogni volta che Netflix ha annunciato di voler togliere” qualcosa ai suoi abbonati è stata sommersa dalle critiche ma, a conti fatti, il colosso dello streaming ha dimostrato di aver ragione: Netflix ha trovato (anche con la pubblicità) la soluzione all’enorme problema dei costi altissimi di questo business.

Ciò vuol dire che, molto probabilmente, il 2024 sarà l’anno in cui il sogno di avere tantissimi contenuti di alta qualità a bassissimo prezzo, senza pubblicità e senza limitazioni, finirà un po’ per tutti e in tutto il mondo.

Netflix, in quanto leader di questo mercato, traccia la strada e gli altri la seguono. La TV in streaming sta diventando sempre più simile alla TV tradizionale, ma almeno ancora mantiene una qualità più alta.

Nel giro di qualche anno, quindi, la lotta potrebbe non esser più tra TV tradizionale e TV in streaming, ma tra streaming in abbonamento e streaming gratuito sulle piattaforme FAST.

In Italia le TV tradizionali se ne sono accorte già da un bel po’ e, infatti, hanno chiesto e ottenuto un salvagente: il tasto di Stato” sul telecomando.

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