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Netflix vuole farci pagare di più: ecco come

Dopo aver introdotto la pubblicità, alzato i prezzi, bloccato le condivisioni, ora Netflix è in cerca di un nuovo modo per aumentare gli utili: monetizzare i videogame.

Netflix è ancora la piattaforma leader dello streaming di contenuti a livello globale e lo è soprattutto per un motivo: mentre tutti i concorrenti messi insieme arrivano a perdere oltre 5 miliardi di dollari per mantenere alta la qualità e attirare nuovi utenti, Netflix è l’unica che è in utile. Ma non le basta.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, infatti, Netflix sta cercando nuovi modi per incrementare gli introiti, nuove fonti di guadagno che non passerebbero, però, da un ulteriore incremento del prezzo degli abbonamenti. Netflix, secondo l’importante testata americana, avrebbe intenzione di iniziare a monetizzare uno dei suoi più recenti investimenti: la divisione gaming.

Cos’è Netflix Gaming

Cosa sia Netflix Gaming è ben facile intuirlo: è la sezione della piattaforma di streaming dedicata ai videogiochi. Netflix ci lavora dal 2021, con investimenti anche importanti e con l’acquisto di studi di sviluppo di videogiochi famosi.

Questo sforzo ha portato alla creazione di un catalogo di oltre 80 videogiochi (un numero, tra l’altro, destinato a crescere nel 2024), che sono totalmente gratuiti per gli abbonati alla piattaforma.

Sono tutti giochi abbastanza semplici, per smartphone Android o iPhone, a volte collegati a film o serie TV che Netflix ha in catalogo. Ad esempio i giochi a tema Stranger Things.

Netflix Gaming a pagamento?

Il Wall Street Journal afferma di aver ricevuto notizie da fonti qualificate, in merito ai piani di monetizzazione di Netflix Games. Secondo il giornale Netflix non avrebbe ancora deciso come far rendere la sua divisione gaming e, come sempre, le opzioni sul campo sono diverse e, alla fine, Netflix potrebbe sceglierne solo una o anche più di una.

La prima opzione, a dire il vero la meno probabile, è quella di rendere tutta la sezione gaming a pagamento. Una sorta di opzione da aggiungere al proprio abbonamento, pagandola a parte. In alternativa, ed è già un po’ più probabile, Netflix potrebbe creare un abbonamento simile ai vari Xbox Game Pass, Playstation Plus e Nintendo Switch Online, con un tot di titoli inclusi a rotazione mensile.

Una seconda possibilità, molto più credibile, è quella di inserire pubblicità all’interno dei giochi: dai banner a veri e propri spot video, ad esempio tra un capitolo e l’altro del videogioco.

C’è poi l’ipotesi di inserire acquisti in-app all’interno dei giochi, seguendo una tendenza diffusissima nell’attuale industria del gaming: armi, attrezzature o funzioni aggiuntive che si sbloccano solo con un micropagamento.

Cosa farà Netflix nel 2024

Netflix non ha rilasciato alcuna informazione ufficiale sui suoi propositi di monetizzare il catalogo dei giochi, ma visto che già se ne parla sulla stampa americana vuol dire che è questione di pochi mesi, sicuramente la cosa si farà entro il 2024.

Se dovessimo scommettere su cosa farà Netflix nel 2024, sicuramente sceglieremmo l’opzione della pubblicità nei giochi, e per più di un motivo.

Il primo motivo è che Netflix sta già creando un forte circuito pubblicitario, in collaborazione con Microsoft, e sta già mostrando spot ai suoi iscritti con abbonamento Standard con pubblicità. Ciò vuol dire che inserire pubblicità nei giochi sarebbe facile e a costo zero per la piattaforma.

Poi non va nemmeno dimenticato il fatto che, sugli introiti pubblicitari, Netflix non deve alcuna commissione né a Google né ad Apple visto che non si tratta di transazioni economiche eseguite all’interno delle app.

Tutte le altre opzioni citate, invece, comporterebbero per Netflix l’obbligo di pagare una commissione ai due app store, anche se nel 2024 anche questo aspetto potrebbe cambiare: in Unione Europea, infatti, questo modello di business è ormai ampiamente sotto pressione da parte delle autorità e anche in USA l’Antitrust inizia a muovere qualche passo nella direzione della liberalizzazione dei mercati digitali.