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Cosa ha causato il terremoto di magnitudo 7,7 in Myanmar e Thailandia?

Il terremoto in Myanmar e Thailandia dello scorso 28 marzo ha lasciato dietro di sé un'immane distruzione: perché il sisma è stato così forte?

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Terremoto in Myanmar e Thailandia Fonte foto: Foto Ansa

Il terremoto in Myanmar del 28 marzo ha scosso l’intera regione del Sud-Est asiatico sviluppando una violenza impressionante. Con una magnitudo di 7,7, l’evento sismico ha causato devastazioni su larga scala, crolli di edifici e ingenti perdite economiche. Cosa ha scatenato questa catastrofe naturale? Comprendere le forze geologiche all’origine del sisma consente di mettere in prospettiva l’accaduto e di riflettere sulle misure di prevenzione necessarie per limitare i danni in futuro.

La faglia di Sagaing: il cuore del terremoto

Ogni sisma ha un punto di origine ben preciso: nel caso del terremoto in Myanmar, gli esperti indicano la faglia di Sagaing come il principale responsabile del disastro. Questa frattura della crosta terrestre attraversa il Myanmar da nord a sud e rappresenta il principale confine tra la placca tettonica indiana e quella eurasiatica.

Le placche tettoniche non sono statiche, ma si muovono costantemente. La placca indiana si sta spingendo lentamente sotto quella eurasiatica con una velocità di alcuni millimetri all’anno, accumulando enormi quantità di energia lungo le faglie. Quando la tensione supera un punto critico, la crosta terrestre si frattura improvvisamente, rilasciando energia sotto forma di onde sismiche.

Questo è esattamente ciò che è accaduto il 28 marzo: un’improvvisa rottura della faglia di Sagaing ha liberato una quantità di energia paragonabile a centinaia di esplosioni nucleari, scuotendo il Myanmar e la vicina Thailandia con una forza inaudita.

Perché il terremoto è stato così distruttivo?

Non tutti i terremoti provocano danni catastrofici, ma quello in Myanmar ha avuto caratteristiche particolarmente pericolose. In primo luogo, si è trattato di un terremoto superficiale: l’ipocentro si trovava a una profondità relativamente bassa, il che ha amplificato l’intensità delle scosse percepite in superficie.

In secondo luogo, la mancanza di edifici antisismici nella regione ha reso le città vulnerabili. Molte abitazioni e infrastrutture in Myanmar non sono progettate per resistere a terremoti di grande magnitudo. Mentre nei Paesi con rigidi standard edilizi le strutture moderne possono oscillare senza crollare, durante il terremoto in Myanmar e Thailandia tanti palazzi e case non sono stati in grado di dissipare l’energia sismica proprio per le loro caratteristiche non adatte. Il risultato è stato devastante: strade distrutte, antiche pagode rase al suolo, ponti spezzati e grattacieli collassati.

Il ruolo della geologia regionale

Il Sud-Est asiatico è una delle aree geologicamente più attive del pianeta, caratterizzata da un intreccio complesso di faglie e zone di subduzione. La faglia di Sagaing ha una lunga storia di terremoti distruttivi. Nel maggio del 2023, un sisma di magnitudo 5,8 aveva già colpito la regione, ma con conseguenze meno gravi rispetto al disastro attuale.

Un altro aspetto cruciale riguarda la propagazione delle onde sismiche. Il terremoto del 28 marzo ha prodotto scosse avvertite a centinaia di chilometri di distanza, fino a Bangkok, dove edifici hanno subito danni significativi. Questo fenomeno è stato causato dalla struttura della crosta terrestre lungo la faglia di Sagaing, che ha facilitato la trasmissione dell’energia sismica.

Quali saranno le conseguenze?

Oltre ai danni materiali e alle possibili migliaia di vittime, il terremoto in Myanmar e Thailandia avrà conseguenze a lungo termine sulla stabilità sociale ed economica della regione. Il Myanmar è già segnato da un’instabilità politica e da una crisi umanitaria, con milioni di persone sfollate a causa dei conflitti interni. Questo disastro naturale non farà che peggiorare una situazione già critica.

Le scosse di assestamento continueranno nelle prossime settimane, aumentando il rischio di nuovi crolli e rendendo ancora più difficile l’organizzazione degli aiuti. Gli esperti sottolineano l’urgenza di adottare misure di prevenzione, come la costruzione di edifici antisismici e un miglioramento della pianificazione urbana nelle zone ad alto rischio sismico.

Una lezione per il futuro

Il terremoto di magnitudo 7,7 in Myanmar e Thailandia è un tragico promemoria della forza distruttiva della natura, ma anche della necessità di una preparazione adeguata. La scienza ha già fornito strumenti efficaci per mitigare gli effetti dei terremoti: tecnologie antisismiche, sistemi di allerta precoce e normative edilizie avanzate possono fare la differenza tra un disastro contenuto e una catastrofe. Investire in prevenzione e consapevolezza è la chiave per ridurre il bilancio di eventi sismici futuri e proteggere le popolazioni che vivono in aree ad alto rischio.

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