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SCIENZA

Antiche iscrizioni hanno rivelato un mistero risalente a 3.000 anni fa

Alcune antiche iscrizioni, ritrovate su mattoni mesopotamici, ci "raccontano" di un'anomalia al campo magnetico terrestre avvenuta ben 3.000 anni fa.

Una delle più grandi sfide degli scienziati consiste nel riuscire a datare con certezza i manufatti rinvenuti sotto terra: i metodi attualmente disponibili sono infatti piuttosto imprecisi e non si possono applicare alla totalità dei reperti archeologici. Tuttavia, una nuova scoperta potrebbe rivoluzionare i sistemi di datazione conosciuti finora. Grazie ad alcuni antichi mattoni, infatti, gli esperti sono riusciti ad individuare un’anomalia nel campo magnetico terrestre, che in futuro potrebbe avere risvolti molto interessanti.

La misteriosa anomalia del campo magnetico terrestre

Uno studio condotto dai ricercatori dell’University College di Londra, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, ha analizzato alcuni antichi mattoni con delle iscrizioni impresse sopra, e ne ha tratto informazioni preziose su una misteriosa anomalia del campo magnetico terrestre avvenuta 3.000 anni fa. Come è potuto succedere, e che implicazioni avrà in futuro? Facciamo un passo indietro: gli archeologi usano spesso metodi di datazione come quello al radiocarbonio, che tuttavia può essere applicato solo in presenza di materiale organico.

Gli scienziati hanno dunque deciso di tentare la strada dell’archeomagnetismo, un metodo che sfrutta le informazioni impresse dal campo magnetico terrestre nei granelli di minerali di ossido di ferro, i quali si possono trovare in moltissimi reperti. Per capire se questo sistema potesse funzionare, i ricercatori hanno raccolto frammenti di 32 mattoni di argilla provenienti da diversi siti archeologici in tutta la Mesopotamia. All’epoca della loro cottura, sui mattoni veniva inciso il nome del re in carica: è così possibile sapere con una certa precisione l’età a cui risalgono questi manufatti.

Verificando le differenze di intensità nel campo magnetico della Terra, così come impresse nei minerali contenuti nei mattoni d’argilla, e poi correlandole alle date in cui ciascun re aveva regnato, gli scienziati sono riusciti a ricostruire la “storia” del magnetismo del nostro pianeta. E ne è emersa una particolare anomalia geomagnetica, di cui si erano già in passato trovate tracce (è conosciuta come anomalia dell’età del ferro levantina). Si tratta di una prova che il campo magnetico può cambiare rapidamente, con picchi d’intensità piuttosto veloci.

Un nuovo metodo di datazione dei manufatti

E ora passiamo alle implicazioni di questa scoperta. Innanzitutto, gli esperti possono analizzare reperti di cui si conosce già la datazione per indagare sulle variazioni, spesso imprevedibili, del campo magnetico terrestre nel nostro passato. Ma è vero anche il processo opposto: sfruttando questo metodo, sarà possibile datare oggetti di età sconosciuta basandosi sulla firma geomagnetica in essi impressa e sui dati già in nostro possesso sul campo magnetico terrestre in una determinata epoca. È una grande novità, come abbiamo già anticipato.

Non solo perché il metodo al radiocarbonio richiede la presenza di materia organica, ma anche perché quest’ultimo sistema permette di datare un reperto con uno scarto di centinaia di anni. Nell’esempio dei mattoni, dove le informazioni sul periodo storico sono date dalla durata di un determinato re sul trono, si parla solamente di anni o, al massimo, di decenni. È dunque un metodo più preciso, che potrà aiutare gli archeologi a fare chiarezza su alcuni misteri ancora insoluti.

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