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App per il monitoraggio dei contagi di Apple e Google: dubbi e come funziona

Tutto quello che c'è da sapere sugli strumenti sviluppati da Google e Apple per il monitoraggio dei contagi da Covid-19

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app covid 19 Fonte foto: Shutterstock

Venerdì 10 aprile, Apple e Google hanno annunciato di aver avviato una collaborazione per sviluppare nel minor tempo possibile un sistema per il monitoraggio e il contenimento della diffusione della pandemia da Covid-19. Le due big company della tecnologia hanno avviato una task force congiunta per sviluppare diversi strumenti che sfrutteranno le componenti hardware presenti sul nostro smartphone. La maggior parte delle persone ha uno smartphone con un sistema operativo Android e iOS e questo permetterebbe un monitoraggio capillare della pandemia.

Nel comunicato stampa rilasciato nella giornata di venerdì, le due aziende hanno solamente accennato alle soluzioni che verranno messe in campo nei prossimi mesi, senza scendere troppo nello specifico. Finora sapevamo solamente che il rilascio degli strumenti avverrà in due diverse fasi: nella prima (maggio 2020) verranno realizzate delle API per facilitare lo sviluppo delle app da parte dei Governi e delle organizzazioni sanitarie, mentre nella fase due (qualche mese) verranno rilasciati degli aggiornamenti che integreranno gli strumenti sviluppati da Google e Apple direttamente nei sistemi operativi mobile Android e iOS.

Ora le due aziende sono tornate sull’argomento e sono state un po’ più specifiche su come funzioneranno tutte le soluzioni previste per i prossimi mesi. Google, ad esempio, rilascerà l’aggiornamento con tutte le novità all’interno dei Google Play Services, in modo che tutti gli utenti lo potranno installare sul loro dispositivo Android. Anche Apple sta lavorando su un aggiornamento software per rendere disponibile nei prossimi mesi lo strumento per il monitoraggio dei contagiati. Ecco tutto quello che c’è da sapere e i dubbi sulla privacy.

Che cosa è il contact tracing

Il sistema su cui stanno lavorando Google e Apple si basa sul contact tracing. Di che cosa si tratta? In parole semplici, il contact tracing è la capacità di ricostruire la mappa dei contatti di una persona risultata positiva al Covid-19. Su questo sistema sono basate le app utilizzate in diversi parti del Mondo ed è anche quello su cui sta lavorando il Governo italiano per rilasciare uno strumento al più presto e dare inizio alla Fase 2.

Anche la task force di Apple e Google sta basando il proprio lavoro sul contact tracing. Come dovrebbe funzionare l’app o lo strumento che verrà sviluppato? Semplificando di molto il concetto, quando due persone sono a contatto per almeno un paio di minuto, i loro smartphone comunicano tramite Bluetooth LE e si scambiano delle informazioni. Dati anonimi e che preservano la privacy delle persone. A questo punto, se una delle due persone risulta positiva al Covid-19 nei giorni successivi e lo comunica sull’app del Governo, immediatamente tutte le persone con cui è stata in contatto vengono avvertite tramite il contact tracing, in modo da ricostruire il focolaio e arginare l’epidemia.

Che cosa stanno facendo Apple e Google al momento

È bene specificare che al momento Apple e Google non stanno lavorando su un’app, ma su delle API (Application Programming Interface), ossia degli strumenti che permettono ad applicazioni di terze parti di parlare tra di loro. In questo caso le API servono a far comunicare tra di lorosmartphone con sistemi operativi differenti (Android e iOS appunto). Queste API verranno messe a disposizione dei Governi e delle organizzazioni sanitarie che stanno lavorando a sistemi ad hoc per monitorare il contagio. Il rilascio è previsto entro maggio.

Se la Fase 1 è pensata per aiutare le Nazioni nello sviluppo di un’app, la Fase 2 è molto più operativa e ambiziosa: realizzare un sistema di contact tracing integrato direttamente a livello di sistema operativo. Questo vuol dire che sia Google sia Apple dovranno rilasciare degli aggiornamenti che gli utenti dovranno scaricare sui loro smartphone.

Se nel caso di Apple è più semplice che ciò accada (iOS è un sistema operativo mobile chiuso con la sola azienda di Cupertino a rilasciare aggiornamento), per gli smartphone Android il problema è molto serio. La frammentazione potrebbe rallentare la diffusione dell’aggiornamento con gli strumenti per monitorare il contagio da Covid-19. Per questo motivo Google ha trovato una valida soluzione: l’update verrà rilasciato direttamente all’interno dei Google Play Services, senza che i produttori debbano fare nulla per aggiornare i loro dispositivi. Gli strumenti saranno compatibili con tutti gli smartphone con Android 6.0.

I dubbi sulla privacy: come Google e Apple vogliono difendere i dati degli utenti

Il sistema di contact tracing potrebbe sembrare agli occhi dei più attenti un nuovo strumento per monitorare la vita delle persone. Ma in realtà non sarà così: la privacy degli utenti è uno dei pilastri che sta guidando lo sviluppo della task force di Apple e Google.

Inoltre, per partecipare al sistema di contact tracing bisognerà attivarlo volontariamente dalle impostazioni dello smartphone. Saranno, quindi, gli stessi utenti a decidere cosa fare. Altra cosa importante riguarda la geolocalizzazione: sotto questo aspetto nessun dato degli utenti verrà raccolto. Infatti, come spiegato in precedenza, non viene utilizzato il GPS ma solamente il Bluetooth dello smartphone. Tutte le informazioni raccolte restano salvate sullo smartphone e solo l’utente può decidere se condividerle, ma solo nel caso in cui risulti contagiato. Infine, sarà impossibile risalire a chi sia la persona contagiata tramite il sistema di contact tracing: tutti i dati saranno anonimi. 

Per avere ulteriori informazioni sul tema non resta che aspettare il rilascio delle prime funzionalità da parte di Google e Apple.

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