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SCIENZA

Hanno scoperto una specie di calabrone in grado di sopravvivere sott'acqua

Un particolare calabrone può sopravvivere anche 7 giorni sott'acqua, a patto di rispettare alcune caratteristiche: ecco cosa dice la ricerca

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Nuova specie di calabrone Fonte foto: 123RF

I calabroni sono ben noti per le loro capacità d’adattamento. Riescono infatti a proliferare senza grandi ostacoli sia in città che in campagna. I ricercatori però hanno scoperto come questa specie, o almeno una sottospecie, sia in grado di sopravvivere anche sott’acqua.

Le doti del calabrone orientale comune

Le regine del calabrone comune orientale, specie particolarmente diffusa nell’America settentrionale orientale, sono in grado di resistere in immersione. Nel corso della fase del letargo, riescono a immergersi e sopravvivere fino a un massimo di una settimana.

Questa tipologia è ben nota per la sua tendenza a scavare nel terreno, così da andare in letargo. Secondo i ricercatori tale fenomeno potrebbe contribuire ad aumentare le chance di sopravvivenza in caso di inondazioni. I ricercatori sfrutteranno questa scoperta per verificare se anche altre specie di calabroni siano in grado di fare lo stesso.

Ecco le parole della dottoressa Sabrina Rondeau dell’Università di Guelph, in Canada: “Sappiamo che un terzo di tutte le specie di calabroni, circa, sono attualmente in declino. Non è però il caso del comune calabrone orientale.

La scoperta è giunta per puro caso. Si è infatti verificato un incidente in laboratorio, il che ha spinto dell’acqua a entrare nei contenitori in cui erano custodite le api regine in letargo. Rondeau ha spiegato come dopo tale evento la curiosità abbia spinto gli esperti a condurre un esperimento completo, con numerose ripetizioni di “inondazioni” localizzate volute.

La ricerca

Sulla rivista Biology Letters è stata pubblicata la ricerca nella sua interezza. Gli scienziati hanno spiegato d’aver catturato 143 esemplari di regine non accoppiate e in letargo. Queste sono state poste in una provetta di plastica, contenente del terriccio umido. A loro volta le provette sono state dotate di coperchi forati. Il tutto è stato riposto all’interno di un’unità refrigerata, al buio, per un totale di una settimana.

Si è dunque proceduto a controllare che dopo 7 giorni fossero ancora vive. Escluse 17, a 126 di queste provette è stata aggiunta acqua fredda. Un gruppo diviso a metà, con una parte che ha visto la regina lasciata galleggiare sopra l’acqua. L’altra parte, invece, l’ha vista spinta sotto il livello dell’acqua da uno stantuffo.

Un terzo delle 126 è stato lasciato in queste condizioni per 8 ore, un terzo per 24 ore e un terzo per una settimana. Sono dunque state simulate differenti condizioni di allagamento. A questo punto, terminato il lungo processo, i calabroni sono stati trasferiti in nuove provette, monitorandone attentamente le condizioni.

I dati sono risultati chiari, con tassi di sopravvivenza simili, a prescindere dalla durata e dalle condizioni cui le regine sono state sottoposte. L’88% delle 17 era ancora vivo dopo 8 settimane, così come l’81% delle regine immerse. È stato però evidenziato un distinguo relativo al peso. Quelle più grandi avevano maggiori chance di sopravvivenza.

Un risultato insolito, ha spiegato il team, perché la maggior parte degli insetti che svernano come adulti non possono sopportare l’immersione in acqua. Per poter sopravvivere devono prima lasciare le pianure alluvionali. Uno studio che non terminerà qui, di certo. Verranno ulteriormente esplorati i meccanismi alla base di questa resilienza. Il team tenterà di rilevare esattamente il fabbisogno di ossigeno durante l’ibernazione. Questo sarà però soltanto uno dei fattori importanti sui quali l’analisi futura si concentrerà.

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