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Alcuni cervi si stanno comportando in modo strano, mettendo a rischio la fauna selvatica

Lo strano comportamento dei cervi negli Stati Uniti sta allarmando gli esperti: la colpa è dell'uomo e le conseguenze sono svariate

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Nel corso dei decenni l’uomo ha registrato un profondo cambiamento in quello che è il territorio dei cervi dalla coda bianca in Nord America. Dall’inizio degli anni Duemila, infatti, si sono mossi in maniera evidente, fino a espandere l’area di diffusione, per così dire. Sempre più si sono spostati nelle foreste boreali del Canada occidentale.

Un’area tanto affascinante, per un breve periodo, quanto incredibilmente dura e complessa, come casa permanente. Inverni gelidi, terreni sabbiosi e tanti abeti rossi e pini. Una cartolina invernale che attira queste maestose creature, il che sta spingendo gli scienziati a porsi delle domande.

Il comportamento dei cervi

Perché i cervi dalla coda bianca stanno dimostrando, da almeno 20 anni, una propensione evidente per questo nuovo habitat? Gli ecologi non sanno offrire ancora una risposta certa. Da un lato si ipotizza come un clima generalmente più caldo stia spingendo i cervi sempre più a nord.

Il cambiamento climatico starebbe inficiando così tanto nel loro quotidiano da spingerli a ricorrere a soluzioni drastiche, come l’abbandono della propria casa.

Dall’altro, invece, si ipotizza come un fattore cruciale di questa migrazione sia lo sviluppo del territorio da parte dell’uomo, che risulta essere sempre maggiore. A dire il vero, non si esclude che la combinazione dei due effetti rappresenti la spinta chiave per una specie del genere per abbandonare tutto ciò che conosceva, avventurandosi altrove.

Ecco le parole di Melanie Dickie, biologa della fauna selvatica dell’Università della British Columbia: “L’uso del terreno da parte dell’uomo e i cambiamenti climatici sono le cause principali della perdita della biodiversità. Il più delle volte questi fattori sono intrecciati ed è davvero difficile capire quale sia la causa principale, o se lo siano entrambe. Abbiamo bisogno di saperlo, per avere un’idea precisa di cosa fare”.

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Una migrazione allarmante

La scelta dei cervi negli anni Duemila di migrare in massa è, dunque, indice di come il nuovo millennio abbia segnato una svolta epocale nel deterioramento del nostro clima. Dickie ha descritto questa specifica specie come “invasiva”.

Ciò vuol dire che il trasferimento non solo impoverisce il territorio abbandonato, ma mette a rischio anche quello d’arrivo. Un maggior numero di cervi in queste foreste mette infatti in pericolo altre specie, come i caribù boreali. Con i cervi aumentano anche i predatori, come i lupi, con i quali sanno convivere. I caribù invece non ne sono in grado. Si sono infatti evoluti proprio per evitare le aree a rischio. Risultano dunque prede facili.

Questo tipo di impatto rappresenta però soltanto un pezzo del puzzle. Un elemento chiave dal quale partire per capire in che modo invertire la rotta. Il territorio va ripristinato e in maniera tale da proteggere la fauna selvatica e attirarla nuovamente laddove le spetta.

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