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DAZN sta valutando: dall'anno prossimo il secondo dispositivo si potrebbe pagare

Nel corso di una intervista l'AD di DAZN Italia ritorna sulla questione del doppio dispositivo: dall'anno prossimo forse si pagherà per vedere le partite su due schermi

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dazn Fonte foto: DANIEL CONSTANTE / Shutterstock

Per quest’anno si chiude un occhio, ma dalla stagione calcistica 2022/23 se ne aprono due: in una intervista a Wired Trends Veronica Diquattro, Chief Revenue Officer Europe di DAZN Group, conferma che l’anno prossimo la condivisione dell’abbonamento con un altro utente potrebbe non essere più tollerata. Neanche se il secondo utente è un membro della stessa famiglia del titolare dell’abbonamento.

Secondo DAZN, ma in realtà anche secondo tutte le altre piattaforme di streaming, sono troppi gli usi “impropri” che gli utenti fanno dei loro abbonamenti. Usi espressamente vietati dai termini di servizio, per i quali DAZN aveva ipotizzato una stretta già quest’anno. Il solo annuncio della tagliola sul secondo dispositivo, però, aveva sollevato un polverone talmente grande da causare un interessamento diretto del Ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti. Di fronte alla richiesta del Ministro, quindi, DAZN aveva fatto un passo indietro. Ma di fronte ai microfoni adesso ne fa uno avanti: dal 2022 abbonamenti differenziati per gli utenti individuali e per le famiglie.

DAZN: come cambia l’abbonamento nel 2022

L’offerta commerciale ancora non c’è, ma non serve un mago per sapere come cambierà l’abbonamento a DAZN dall’anno prossimo: basta leggere le dichiarazioni della Diquattro che ha ricordato, e ribadito, che i termini di servizio della piattaformadefiniscono l’uso del servizio come individuale e non cedibile all’interno dell’ambiente domestico“.

Men che meno all’interno del pianerottolo, o del condominio come spesso accade in Italia. Condivisioni delle quali DAZN è assolutamente al corrente e che, ricorda la Diquattro, fino ad ora sono state tollerate. Ma non solo: a DAZN risultano persino abbonamenti “in affitto“, tramite piattaforme sulle quali gli abbonati cedono temporaneamente le proprie credenziali in cambio di denaro. Cioè, in altre parole, qualche utente paga l’abbonamento mensile per poi vendersi le singole partite.

Tutto questo, a partire dalla stagione calcistica 2022/23, potrebbe portare DAZN a proporre agli utenti diversi tipi di abbonamento: uno individuale e altri per le famiglie. Con il primo, chiaramente, l’accesso alla piattaforma sarebbe bloccato ad un solo dispositivo mentre gli altri permetterebbero di usare più dispositivi contemporaneamente.

Al momento è possibile usare DAZN con un massimo di 6 dispositivi, ma non più di 2 contemporaneamente. Alla luce delle dichiarazioni della Diquattro, quindi, l’anno prossimo ci potranno essere un abbonamento DAZN più economico, da un solo dispositivo, e uno o più abbonamenti DAZN più costosi, da più dispositivi.

Quanto costa lo streaming

Secondo la Diquattro la condivisione illegale degli abbonamenti “va a deteriorare il valore del contenuto Serie A e danneggia gli stessi club“, ma secondo 13 operatori telefonici europei il problema è un altro: le piattaforme di streaming incassano gli abbonamenti, ma non partecipano ai costi di sviluppo delle reti.

Discorso che, ad essere onesti, per DAZN non è poi così corretto visto che l’azienda in Italia ha investito pesantemente sull’efficienza della rete, installando a sue spese la cosiddetta “DAZN Edge” per permettere uno streaming veloce e stabile delle partite anche nelle giornate di Serie A più affollate.

Tuttavia, una cosa sembra abbastanza probabile: nel 2022 potremmo assistere crescita generalizzata dei costi degli abbonamenti alle piattaforme di streaming: Netflix lo ha già fatto alzando di un euro al mese i prezzi del piano Standard (da 11,99 a 12,99 euro) e di due euro quello del piano Premium (da 15,99 a 17,99 euro), a partire da dicembre 2021.

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