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Egitto sorprendente: hanno riportato alla luce due luoghi davvero unici

Dopo sei anni di scavi a Saqqara, gli archeologi hanno riportato alla luce i due laboratori per l'imbalsamazione più grandi e completi mai visti finora

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Gli archeologi hanno riportato alla luce qualcosa di sorprendente in Egitto, terra che continua a donare al mondo una sorpresa dietro l’altra. Da una recente missione archeologica sono, infatti, emersi per la prima volta due enormi laboratori di imbalsamazione rimasti finora nell’ombra in quella vasta a preziosa necropoli che è Saqqara. Ci sono voluti anni di duro lavoro ma alla fine i risultati ottenuti hanno fatto la storia.

Scoperti due luoghi unici nella necropoli di Saqqara

La missione guidata dal dottor Mostafa Waziri, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità d’Egitto, ha riportato alla luce due luoghi che di fatto non erano mai stati visti prima. È noto che gli antichi Egizi fossero un popolo all’avanguardia per quanto concerne le procedure di imbalsamazione e conservazione dei corpi dei defunti (e non solo), ma mai avevamo potuto vedere con i nostri occhi strutture complete come quelle emerse a Saqqara.

Necropoli egizia per eccellenza, Saqqara da sempre è uno dei fulcri della ricerca archeologica in Egitto e puntualmente da essa emergono edifici, manufatti e reperti di ogni sorta che ci raccontano più nel dettaglio quanto accadeva nell’Antico e Nuovo Regno. Nominata Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, Saqqara comprende l’edificio di pietra più antico della storia dell’umanità (la piramide a gradoni di Djoser) oltre a molte piramidi di re e regine.

I due laboratori per l’imbalsamazione, uno per gli esseri umani e l’altro dedicato invece agli animali, risalgono a oltre 2.000 anni fa e, come ha spiegato lo stesso Waziri, risalgono a un periodo compreso tra la fine della 30esima Dinastia e l’inizio dell’Era Tolemaica.

I laboratori per l’imbalsamazione più grandi e completi mai visti

Durante la conferenza stampa di presentazione della scoperta, alla quale hanno preso parte autorità locali e stampa proveniente da ogni parte del mondo, il dottor Waziri ha fornito qualche dettaglio in merito ai due eccezionali luoghi riportati alla luce dopo il sesto anno di scavi.

Il laboratorio dedicato agli uomini è un edificio rettangolare in mattoni crudi, suddiviso al suo interno in più stanze comunicanti tra le quali quelle contenenti i letti per l’imbalsamazione umana. I letti hanno una dimensione di circa 2 metri di lunghezza, 1 metro di larghezza e 50 cm di altezza e sono dotati di un sistema di inclinazione e grondaie progettati per raccogliere sangue e fluidi. Oltre ai piani di lavoro, ciascuna stanza conserva ancora utensili e vasi in ceramica che con molta probabilità contenevano unguenti e prodotti utili per l’imbalsamazione, come il lino e la resina nera che erano essenziali in tale procedimento.

Gli antichi Egizi imbalsamavano anche gli animali verso i quali nutrivano una vera e propria adorazione. Erano i cosiddetti animali sacri, primi fra tutti i gatti che com’è risaputo erano associati alla dea Bastet (era la dea-gatta, appunto). Toccare con mano un laboratorio dedicato all’imbalsamazione degli animali è stato forse ancor più sorprendente rispetto a quello per uso umano. Anche in questo caso, come si legge nel comunicato, si tratta di un edificio rettangolare in mattoni crudi, suddiviso in sale dove sono stati rinvenuti vasi e recipienti di varie dimensioni e un gran numero di sepolture animali. I cinque letti in questo caso sono leggermente diversi rispetto ai precedenti, di dimensioni più piccole.

Due nuove tombe dell’Antico e Nuovo Regno

Se da una parte i laboratori per l’imbalsamazione rappresentano di per sé una scoperta unica e preziosa, dall’altra non sono da meno le due tombe risalenti all’Antico e Nuovo Regno di cui ha fatto menzione Sabri Farag, Direttore Generale della Regione delle Antichità di Saqqara e supervisore degli scavi.

Farag ha spiegato che la prima tomba risalente alla V Dinastia dell’Antico Regno (2.400 a.C. circa) appartiene a tale Ni Hsut Ba, un personaggio di spicco nella società dell’epoca. Ni Hsut Ba lavorava a corte e deteneva numerosi titoli sia religiosi che amministrativi come direttore degli scribi e sacerdote del dio Horus e della dea Maat.

La seconda tomba è, invece, risalente alla XVIII Dinastia del Nuovo Regno (circa 1.400 a.C.) e appartiene a Man Khabar, altro uomo affatto comune. Stando a una prima analisi, si tratterebbe di un sacerdote della dea Kadesh, divinità venerata originariamente nella terra di Canaan (gli attuali Libano, Palestina e Siria) e poi introdotta anche in Egitto.

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