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SCIENZA

È iniziata l'ebollizione globale: cos'è e cosa rischiamo adesso

Il segretario generale dell'ONU Guterres non ha usato mezze misure, il nostro pianeta rischia seriamente di vivere una pericolosa ebollizione

Il cambiamento climatico e il riscaldamento globale sono due argomenti con cui bisogna fare i conti da diversi anni ormai. Spesso il problema è stato sottovalutato, ma i fenomeni atmosferici estremi, gli inverni troppo freddi e le estati troppo calde testimoniano una situazione non proprio rassicurante. Persino l’ONU si è sbilanciata negli ultimi giorni.

Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ha deciso di affrontare il problema lanciando un appello che non va affatto trascurato. A suo dire, il nostro pianeta sta affrontando un’epoca di “ebollizione”, un termine forte ma che rende bene l’idea di quello che sta accadendo. Che cosa significa in concreto l’inizio di una fase storica del genere?

L’ebollizione globale e i record di temperature

Guterres ha rilasciato queste dichiarazioni direttamente da New York e il suo auspicio è che si possa intervenire in tempi rapidi per contrastare il cambiamento climatico. L’ebollizione globale è dietro l’angolo e le ultime temperature registrate nel pianeta non fanno dormire sonni tranquilli. Solo per citare un esempio, in Cina è stato ufficializzato un nuovo record nazionale, oltre 52 gradi per la precisione. Il segretario dell’ONU è stato molto schietto nel descrivere il quadro climatico attuale. Il caldo dell’emisfero settentrionale è stato definito come “crudele”, con il mese di luglio che si appresta a diventare uno dei più “indimenticabili” di sempre.

In effetti, i 31 giorni di cui si sta parlando sono destinati a infrangere un primato dopo l’altro, inoltre dovrebbe essere soltanto l’inizio di una fase climatica allarmante. L’ebollizione globale, poi, non sarebbe una sorpresa secondo Guterres, ma soltanto la conseguenza del comportamento irresponsabile degli uomini. Fondamentale in questo senso non potrà che essere il summit “Climate Ambition” che si svolgerà a settembre a New York. Sarà un appuntamento strategico per discutere di questo e altri problemi ambientali, nella speranza di trovare delle soluzioni condivise. Intanto è già stato rivolto l’ennesimo invito alle nazioni sviluppate.

Gli impegni per scongiurare l’ebollizione

Questi paesi dovranno a tutti i costi mettersi d’impegno nell’arrivare all’obiettivo della neutralità dal carbone, nello specifico non più tardi del 2040. Per quel che riguarda i paesi emergenti, invece, l’orizzonte temporale è leggermente più alto visto che si parla del 2050 come anno limite. Giusto pochi giorni fa sono arrivate altre conferme preoccupanti dalla WWA (World Weather Attribution). Quest’ultima è la collaborazione accademica che studia l’attribuzione di eventi estremi, i calcoli dell’impatto del cambiamento climatico su eventi meteorologici estremi come ondate di calore, siccità e tempeste. Ebbene è stato assicurato come i livelli record di questa estate non sarebbero mai stati raggiunti senza le emissioni inquinanti e soprattutto l’effetto serra.

Il problema principale, legato a stretto giro all’ebollizione globale che sembra stia attanagliando la Terra, è quello del carbone. Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, il consumo di questa fonte non è mai diminuita nel corso del tempo, anzi nel 2022 ha registrato il suo livello massimo che non appare intenzionato a fermarsi. Il continente asiatico e gli Stati Uniti sono tra i maggiori responsabili di tutto quello che è stato appena descritto, ma davvero nessuna nazione può dirsi al riparo dalle critiche.