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SCIENZA

Un lembo di terra si è spostato in Italia: ecco dove

L'Osservatorio Vesuviano ha registrato un sollevamento di ben 100 centimetri da parte dei Campi Flegrei, l'area vulcanica attiva del Napoletano

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Vasti, potenzialmente pericolosi e sempre più alti. I Campi Flegrei, l’area vulcanica attiva situata ad ovest di Napoli, che include diversi comuni campani, tornano a far parlare di loro per un motivo particolare. La novità è emersa nel bollettino settimanale che viene diffuso dall’Osservatorio Vesuviano che si occupa appunto del monitoraggio di questa zona.

In poche parole, l’area stessa si sarebbe sollevata di un metro nel corso degli ultimi dodici anni. Come è stato possibile? Il bollettino già menzionato ha preso in esame il periodo compreso tra il gennaio 2011 e i giorni nostri. Il rilevamento, invece, è stato portato a termine dalla stazione fissa GNSS di Rione Terra, una delle tante attive per quel che riguarda questa rete.

L’evoluzione recente dei Campi Flegrei

L’Osservatorio Vesuviano, la sede partenopea dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), ha accertato il sollevamento dei Campi Flegrei di 100 centimetri in oltre un decennio. A rendere ancora più interessante il fenomeno ci ha pensato l’evoluzione registrata più di recente. Di questi centimetri appena menzionati, ben 16 (dunque, oltre un decimo) si riferiscono all’ultimo anno, per la precisione dal gennaio del 2022. Il successivo mese di novembre, poi, è stato caratterizzato da un aumento delle scosse telluriche che si è accompagnato a una maggiore deformazione dell’area.

Entrando maggiormente nel dettaglio degli ultimi dodici anni dei Campi Flegrei, il sollevamento ha avuto una velocità media di 15 millimetri al mese. Il valore si riferisce alla zona di massima deformazione assoluta. Inoltre, pochi mesi fa (gennaio 2023) c’è stato un nuovo innalzamento che ha riportato il trend di crescita ai valori di novembre dello scorso anno. Si è già detto delle scosse, ma quale è stato il periodo più intenso da questo punto di vista? Fra il 13 e il 19 marzo scorsi, l’area vulcanica ha registrato 25 terremoti la cui magnitudo ha superato lo zero.

Le crisi storiche dei Campi Flegrei

La scossa più consistente è stata molto vicina a una magnitudo di 3.0, nello specifico poco prima della mezzanotte del 13 marzo (con epicentro tra Napoli e Pozzuoli). A questo punto sorge spontanea una domanda: bisogna cominciare a preoccuparsi? L’innalzamento e l’abbassamento di questo suolo si ripetono da secoli e secoli, tanto è vero che i pionieri della geologia ne parlavano già nel corso dell’800. In epoca storica, poi, quelle che sono state considerate “crisi” geologiche sono state tre. La prima risale addirittura al Medioevo, per la precisione nel ‘400 e circa un secolo prima dell’ultima eruzione flegrea che risale al 1538.

La seconda crisi è stata invece quella del periodo 1970-1972, mentre quella successiva è del 1982-1984, con un centro di massimo sollevamento superiore ai tre metri (in località Pozzuoli, non lontano dalla zona portuale). Proprio gli eventi degli anni Settanta e Ottanta hanno allertato come non mai la comunità scientifica, visto che si parlò ripetutamente di una eruzione vulcanica molto vicina. Oggi si tende a essere più cauti e a cercare di interpretare i segnali lanciati dai Campi Flegrei come una naturale evoluzione geologica. Se ne saprà di più, probabilmente, nel corso dei prossimi mesi.

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