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Risale all’Antica Roma, lo hanno trovato a Napoli: scoperta sorprendente

Napoli ha riservato negli ultimi giorni una sorpresa archeologica incredibile, un lungo tratto di quello che in passato era l'Acquedotto Augusteo

Mille colori, come cantava Pino Daniele, ma anche altrettante sorprese. Napoli è finita al centro delle ultime cronache archeologiche grazie alla scoperta di una importante porzione del cosiddetto Acquedotto Augusteo. L’Antica Roma non era ovviamente soltanto l’attuale Capitale, ma anche le zone circostanti come appunto il capoluogo campano.

L’imponente monumento di cui si sta parlando non era un sistema idraulico tra tanti. In passato, per l’appunto all’epoca dell’Impero Romano, l’Acquedotto Augusteo garantiva l’acqua alla città di Neapolis e a tutte quelle vicine, come ad esempio Pompei. Ma come si è riusciti a far riaffiorare un reperto così prezioso e dalla storia interessante?

Le caratteristiche del nuovo tratto di acquedotto

A rendere nota la novità archeologica è stata l’associazione Cocceius che si occupa di esplorazioni, studi e ricerche relative al sottosuolo antico, con particolare attenzione per i Campi Flegrei. È stato proprio questo ente a scovare il nuovo tratto di acquedotto che collegava la Crypta Neapolitana (nota anche come Grotta di Posillipo) con la collina di Posillipo e l’isola di Nisida, attualmente parte di Bagnoli. La porzione ritrovata è lunga 647 metri e lo stato di conservazione è stato definito ottimo, una vera e propria manna dal cielo per gli appassionati di questo periodo storico. Le altre caratteristiche peculiari sono davvero impressionanti, come è facile intuire.

In particolare, gli spiragli di accesso sono dodici, un numero non indifferente che rende questo tratto dell’Acquedotto Augusteo il più lungo in assoluto tra quelli conosciuti. Gran parte del percorso, poi, ha un rivestimento di intonaco di 64 centimetri, con una ulteriore copertura costituita dai depositi di calcare. Il tratto è stato realizzato con diverse curve, dunque non si sta parlando di una porzione completamente dritta. Il motivo è presto detto: gli ingegneri hanno commesso qualche errore durante gli scavi, ma si è anche voluto evitare il materiale roccioso considerato poco coerente e di origine eruttiva. Avventurarsi in questi cunicoli non è affatto semplice.

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L’acquedotto che sta prendendo forma

Per affrontare il tratto del nuovo Acquedotto Augusteo, infatti, è necessario avere delle buone competenze speleologiche. L’ingresso è subito impegnativo, con tanto di arrampicate. Fortunatamente gli esperti che sono riusciti a entrare all’interno del complesso idraulico hanno potuto beneficiare di uno dei pregi di questa stessa porzione, vale a dire la buona circolazione dell’aria che viene assicurata dai dodici spiragli ricordati sopra. Non è nemmeno la prima volta che si scopre qualcosa di così importante che riguarda l’antica opera nella zona di Posillipo. Il precedente non è lontano nel tempo, visto che bisogna risalire al 2019.

Quattro anni fa un’altra associazione trovò altri metri di acquedotto in una zona non molto lontana da quella della scoperta degli ultimi giorni. In pratica, è come se il "mosaico" stesse prendendo sempre più forma nel corso degli anni. L’associazione Cocceius, intanto, si è detta sicura del fatto che l’ottima conservazione del tratto venuto alla luce ora permetterà una serie di ricerche più approfondite e soprattutto una valorizzazione decisa dell’opera. In futuro, quindi, se ne saprà molto di più su quella che era la civiltà antica che popolava gli attuali Campi Flegrei, un tuffo nel passato che ha un fascino unico.

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