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I piani della NASA per sostituire la ISS Fonte foto: iStock - scibak
SCIENZA

La NASA sta preparando l'addio alla Stazione Spaziale Internazionale

La NASA al lavoro per sostituire la ISS: al suo posto, tre stazioni orbitanti commerciali che la NASA potrà "affittare" a costi più contenuti

La Stazione Spaziale Internazionale fu progettata – secondo quanto detto dalla NASA – “con un’aspettativa di vita di 15 anni", che nella migliore delle ipotesi si sarebbero potuti estendere a 30 anni di funzionamento.

Oggi, i segmenti più anziani della ISS sono in orbita da 23 anni e qualche giorno, e la NASA sta iniziando a fare i conti con la necessità di sostituire quanto prima il più grande laboratorio orbitante mai realizzato. A prendere il posto della ISS saranno delle stazioni spaziali commerciali.

Tre stazioni spaziali commerciali al posto della ISS

In un recente rapporto, la NASA parla di un approccio “a due fasi" per garantire “una transizione perfetta dalla Stazione Spaziale Internazionale alle destinazioni commerciali".
La prima fase del processo avviato in vista della dismissione della cara vecchia ISS, prevede la progettazione di strutture commerciali da inviare nell’orbita bassa della Terra “che possano servire i potenziali bisogni di Governi e settore privato".

Questa prima fase si protrarrà fino al 2025, e ne conosciamo già i personaggi principali: la NASA ha infatti appena firmato tre contratti milionari con altrettante aziende private.
Blue Origin di Jeff Bezos ha strappato, insieme ai partner Sierra Space e Boeing, un contratto da 130 milioni di dollari per lo sviluppo della stazione Orbital Reef, appena più piccola della ISS ma in grado di ospitare 10 astronauti, contro i 7 generalmente trasportati dalla ISS – che ai suoi massimi ne ha ospitati ben 13 contemporaneamente.

L’azienda Nanoracks di Houston è stata finanziata con 160 milioni di dollari per sviluppare Starlab, un laboratorio orbitante progettato in collaborazione con Voyager Space e Lockheed Martin che dovrebbe essere pronto per il lancio entro il 2027. Starlab avrà una capacità del tutto simile a quella della ISS, e potrà ospitare fino a 4 astronauti alla volta.
Alla Northrop Grumman, partner ormai storico della NASA, è spettato un contratto da 125,6 milioni di dollari per lo sviluppo di un modulo base in grado di fornire funzionalità di ogni tipo, da quelle necessarie per la sperimentazione scientifica a quelle legate al turismo spaziale.

La seconda fase del progetto prevede l’effettiva transizione all’approccio commerciale: “l’Agenzia intende certificare le destinazioni orbitali commerciali per l’uso degli astronauti NASA, ed acquistare i servizi necessari dai fornitori commerciali", “affittando" letteralmente le stanze nello spazio come in un qualunque scambio commerciale sulla Terra.

Perché sostituire la Stazione Spaziale?

La Stazione Spaziale Internazionale potrebbe durare, e in buona salute, per altri dieci anni. Ma l’età inizia a farsi sentire e alcuni moduli hanno mostrato negli ultimi tempi segni di sofferenza, non decisivi ma di certo indicativi. I moduli più “vecchi" della ISS, d’altro canto, sono in orbita dal 1998, e stanno resistendo ben oltre la loro aspettativa di vita.

Nello scorso aprile, poi, la Russia ha annunciato la volontà di abbandonare il progetto della Stazione Spaziale Internazionale nel 2025, facendo cadere ogni possibilità di allungare la vita della ISS, che è almeno per metà russa. Basti pensare che fino a quest’anno è stata quasi in via esclusiva la sovietica Soyuz a portare gli astronauti – di Roscomos ma anche di NASA, ESA, etc. – sulla Stazione Spaziale.

Nella nota divulgata dalla NASA non si fa menzione della defezione russa, ma certo è che senza la Russia la gestione economica della ISS diventa insostenibile, per la NASA. Lo scrive candidamente Bill Nelson: “La strategia commerciale garantirà i servizi necessari al Governo a un costo minore, permettendo alla NASA di concentrarsi sulla missione Artemis per la Luna e Marte, e di usare nello stesso tempo l’orbita terrestre bassa".

Mantenere la ISS ha un costo di circa 3 miliardi di dollari l’anno, un terzo del budget che la NASA destina ai voli spaziali. E per risparmiare, l’unica soluzione è quella di aprire ulteriormente lo spazio ai privati.

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