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Se ChatGPT funziona così bene è grazie a ex ingegneri Google

OpenAI, la Startup che ha inventato ChatGPT, deve il suo successo anche a tanti ingegneri che hanno lasciato Google per lanciarsi nella nuova avventura

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ChatGPT e Google Fonte foto: JRdes/Shutterstock

Secondo The Information, uno dei siti web più autorevoli del settore tecnologico, negli ultimi mesi la startup OpenAI che ha lanciato a fine dicembre ChatGPT ha sottratto a Google una dozzina di ingegneri specializzati nell’intelligenza artificiale. Professionisti, peraltro, che avrebbero avuto un ruolo cruciale nella messa a punto di ChatGPT .

Dietro la scelta di questi ingegneri non ci sarebbero questioni economiche ma professionali: la visione dell’intelligenza artificiale secondo Google non sarebbe la stessa di OpenAI. La startup è nata sette anni fa, tra i fondatori ha avuto anche Elon Musk (poi uscito per conflitti d’interesse con Tesla) e ha sempre avuto il fine dishiarato di creare un’intelligenza artificiale “amichevole” per l’uomo. Tuttavia, man mano che passa il tempo e la tecnologia di OpenAI viene implementata in applicazioni e servizi utilizzabili dal grande pubblico (ad esempio Microsoft Edge), appare abbastanza chiaro che, forse, OpenAI avrebbe fatto meglio ad aspettare ancora un paio d’anni prima di rendere pubblico ChatGPT.

I ricercatori di Google passano in OpenAI

A gennaio 2023 Jacob Devlin, tra i creatori del sistema di Google per la lettura dei testi con AI conosciuto come BERT (Bidirectional Encoder Representations from Transformers) è passato a OpenAI ma altri suoi colleghi lo avevano fatto prima.

Shane Gu, David Dohan, Alexandre Passos, Samuel Schoenholz, Barret Zoph, Liam Fedus, Luke Metz, Rapha Gontijo Lopes, Jason Wei e Hyung Won Chuang sono tutti “fuggiti” da Google Brain per andare in Open AI. Sono tutte menti raffinatissime, non certo facili da sostituire. Passos, per fare un esempio, ha scritto lavori scientifici con un totale di 70mila citazioni.

Insomma: una vera e propria fuga di super cervelli da Google a OpenAI, che ringrazia, assume, paga e oggi guida il treno delle AI generative con ChatGPT. Ma perché sta succedendo tutto questo? Perché Google non attrae più i migliori talenti delle discipline più avanzate, come l’Artificial Intelligence e il Machine Learning?

Google ha smesso di sperimentare

Difficile credere che questa fuga in massa sia dovuta a questioni economiche: l’AI è il tema del momento e Google ha sempre pagato benissimo i suoi dipendenti di punta, specialmente se impegnati nei progetti più innovativi. Al massimo, quello che in molti credono è che i progetti di Google sull’AI innovativi non lo fossero abbastanza.

Google, in pratica, avrebbe scelto un approccio all’AI molto “blindato“, serio e responsabile, conscia del fatto di non essere un’azienda qualunque e di avere un ruolo pesantissimo nella società moderna. Google non è una startup e non può avere un approccio da startup, ecco perché i suoi ingegneri preferiscono andare a lavorare in una startup (come OpenAI) dove nessuno gli pone dei veri limiti.

Impossibile dimenticare, perché è successo appena otto mesi fa, la vicenda di Blake Lemoine: l’ex ingegnere di Google che era convindo che l’intelligenza artificiale LaMDA avesse raggiunto lo stato di coscienza. Google prima bloccò internamente il lavoro di Lemoine, poi fu costretto a licenziarlo quando l’ingegnere disse tutto alla stampa alzando un polverone.

I titoli di giornale si sprecarono, ma Google fece di tutto per calmare gli animi e riportare il dibattito entro serissimi canoni scientifici.

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