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SCIENZA

Al buco dell'ozono sta succedendo qualcosa che nessuno (forse) si aspettava

Nonostante le informazioni contrastanti, le Nazioni Unite sembrano convinte del fatto che il Buco dell'Ozono si stia richiudendo: le previsioni dicono che si risanerà completamente

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Potrebbe essere un’ottima notizia, anche se le informazioni in merito sono ancora contrastanti e la comunità scientifica risulta divisa: il buco dell’ozono si starebbe gradualmente richiudendo e addirittura ci sono esperti che ritengono che si risanerà completamente nell’arco di circa 43 anni, scomparendo del tutto nel 2066.

Le condizioni dello strato protettivo di ozono che ricopre la Terra, dunque, sembrerebbero migliorare: ad affermarlo è un rapporto delle Nazioni Unite, che nonostante ribadisca che i progressi sono davvero molto lenti sembra comunque dare praticamente per certo il “lieto fine”.

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Gli studi e il rapporto dell’ONU

Secondo una valutazione scientifica quadriennale svolta appunto dalle Nazioni Unite, nell’alta stratosfera e a ridosso del buco dell’ozono le condizioni generali starebbero migliorando. Scienziati e esperti hanno rilevato e continuano a rilevare una sorta di “ricucitura”, che sta avvenendo in maniera lenta ma progressiva.

Il risanamento starebbe andando avanti, in realtà, da oltre 35 anni, ovvero da quando con il Protocollo di Montreal tutte le nazioni del mondo hanno accettato di smettere di produrre sostanze chimiche che corrodono lo strato di ozono. Al momento, secondo le valutazioni dell’ONU, ci sono due principali sostanze chimiche nell’aria in grado di corrodere l’ozono: il cloro e il bromo.

Queste due sostanze si trovano però ormai solo nei punti più bassi nell’atmosfera e i loro livelli sono scesi drasticamente: quello del cloro è di 11,5% volte inferiore rispetto al momento del suo picco (1993) e quello del bromo è sceso del 14,5% rispetto ai momenti più drammatici (1999).

Previsioni e statistiche

Sempre in base a quanto stimato dalla valutazione quadriennale dell’ONU, il fatto che i livelli di bromo e cloro abbiano smesso di crescere non solo sono la testimonianza dell’efficacia del Protocollo di Montreal, ma sono la concreta dimostrazione che le cose possono solo migliorare. La chiusura del buco dell’ozono sembrerebbe dunque una futura (e positiva) realtà, dato che il risanamento sta procedendo senza intoppi.

Certo, ci vorrà tempo: come abbiamo detto si tratta di un processo lento. La quantità media globale di ozono, infatti, non tornerà ai livelli pre-assottigliamento degli anni Ottanta almeno fino al 2040, mentre per tornare alla normalità si attenderà il 2045. In più in Antartide – dove lo strato di ozono è drammaticamente sottile – il ripristino non si completerà fino al 2066.

Le altre sostanze chimiche da bandire

Dopo l’eliminazione dei clorofluorocarburi (CFC), una classe di sostanze chimiche spesso utilizzate nei circuiti dei frigoriferi per il loro potere refrigerante e nelle bombolette spray, la comunità scientifica sta cercando di premere sull’acceleratore. Sono sempre di più gli scienziati che sottolineano il fatto che se l’umanità è riuscita a liberarsi dei CFC, può riuscire a liberarsi di altre sostanze pericolose.

In particolare, ricercatori ed esperti premono per l’abbandono urgente dei combustibili fossili e per la riduzione dei gas serra: due cose essenziali per  limitare l’aumento della temperatura della Terra e iniziare a invertire il drammatico e sempre più evidente processo di riscaldamento globale.

Nell’attesa di una nuova valutazione che confermi la chiusura del buco dell’ozono, dunque, non resta che guardare avanti con ottimismo e cercare di immaginare un futuro privo di tutti quegli elementi che, almeno per il momento, stanno creando problemi non indifferenti a tutto il pianeta.

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