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Gatti, il loro cervello si sta rimpicciolendo

Il cervello dei gatti domestici è più piccolo di quello dei loro antenati evolutivi: il ruolo della domesticazione

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Gatti, il cervello si rimpicciolisce Fonte foto: 123RF

Esistono decine di studi che indagano il complesso rapporto tra domesticazione e dimensioni del cervello nei mammiferi. Nel corso di quasi settant’anni di ricerche, una cosa è diventata sempre più chiara agli scienziati: una stretta interazione con l’uomo potrebbe rendere i cervelli degli animali più piccoli. È stato dimostrato per i visoni, per i cani, per i conigli ma anche, più recentemente, per le mucche. Una nuova ricerca prende ora in esame i gatti, ed i risultati non tradiscono le aspettative: anche il cervello dei gatti si sta rimpicciolendo, e la domesticazione ha un ruolo determinante in questo fenomeno.

Il cervello degli animali sta rimpicciolendo?

Il cervello dei gatti domestici è più piccolo rispetto a quello dei loro antenati africani. È quello che emerge da una ricerca condotta dall’Università di Vienna e dai National Museums of Scotland, appena pubblicata sulla rivista Royal Society Open Science.

La questione del rimpicciolimento del cervello, si precisa nello studio, non riguarda solo i gatti: diverse ricerche nel corso degli anni hanno dimostrato che maiali, cavalli, cani e altri animali hanno il cervello più piccolo rispetto a quello dei propri antenati. Sembrerebbe una tendenza piuttosto chiara, e la prima responsabile – stando almeno alle decine di studi cui si fa riferimento – sarebbe la domesticazione.

Che esista una chiara relazione tra le dimensioni del cervello e la pratica umana di addomesticare gli animali è cosa ormai nota agli scienziati, che parlano di “domestication syndrome” per indicare il complesso fenomeno. Ma la relazione tra domesticazione e dimensioni nel cervello non era ancora stata dimostrata per i gatti, interpreti per certi versi della declinazione più estrema di domesticazione.

Il nuovo studio sul cervello dei gatti prende avvio da altri studi che – tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta – hanno messo a confronto il volume del cranio di diverse sottospecie di gatto. Ricalcando il metodo delle ricerche che già sessant’anni fa andavano indagando le dimensioni del cervello dei gatti, il nuovo studio confronta i cervelli di gatti selvatici, gatti addomesticati ed ibridi tra i due. E i risultati della ricerca non smentiscono gli studi sugli altri mammiferi: anche il cervello dei gatti si sta rimpicciolendo.

Il ruolo della domesticazione

Il cervello del gatto domestico, Felis catus, è circa il 25% più piccolo rispetto al cervello del gatto selvatico, appartenente alla sottospecie Felis silvestris. Questo era più o meno noto sin dalle precedenti ricerche.
Quel che non era chiaro, e che il nuovo studio finalmente dimostra, è il ruolo determinante della domesticazione nel fenomeno di rimpicciolimento del cervello – anche per quel che riguarda i gatti.

Il confronto tra gatti domestici, gatti selvatici ed ibridi catus-silvestris ha infatti mostrato non soltanto che il cervello dei catus è più piccolo di quello dei silvestris, ma anche che le dimensioni del cervello degli ibridi ricadono a metà tra quelle degli altri due.

Il ruolo centrale della domesticazione è chiaro: il rimpicciolirsi del cervello potrebbe essere legato ad una diminuzione delle cellule della cresta neurale, quelle direttamente impegnate nel processo di risposta a pericoli e minacce. Ed effettivamente, i gatti domestici devono saper rispondere ad un numero di pericoli davvero limitato, rispetto ai parenti selvatici che popolano i boschi d’Europa.

I risultati relativi agli esemplari ibridi analizzati nello studio, concludono i ricercatori, sono di particolare importanza: gli studi che mettono a confronto specie domestiche, antenati selvatici ed i loro ibridi sono “di fondamentale importanza per la salvaguardia delle specie messe a rischio dall’ibridazione con animali domestici”.

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