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Come funziona il bike sharing

In Italia sono circa 140 i comuni in cui è possibile usare una delle tante bici condivise messe a disposizione dal comune: ma come funziona questo servizio e in quali città è possibile trovarlo?

Il cambiamento climatico e altre emergenze che mettono in pericolo l’ambiente ci impongono di ripensare al nostro modo di vivere: per tutelare il Pianeta oggi è necessario modificare alcuni comportamenti poco sostenibili. Uno di questi è legato all’uso della bicicletta, un mezzo sostenibile e anche molto economico. Sono tante le amministrazioni comunali che, per incentivarne l’utilizzo, mettono a disposizione dei propri cittadini servizi di bike sharing.

Secondo i dati dell’Osservatorio Sharing Mobility, nel nostro Paese, sono circa 140 i comuni che hanno attivato collaborazioni con aziende e associazioni legate al settore, per un totale di 13.770 bici condivise in tutta Italia. In Francia, dove il fenomeno ha avuto un discreto successo, le città in cui è attivo il servizio sono meno di 50. In base a questi dati, si deduce che nel nostro Paese la diffusione del bike sharing ha enormi potenzialità. Ecco che cosa è e come funziona il bike sharing.

Cos’è il bike sharing

Il bike sharing riguarda la condivisione di un parco di biciclette messe a disposizione dalle amministrazioni pubbliche locali, in particolare dai Comuni. L’obiettivo è favorire le scelte sostenibili dei cittadini in fatto di mobilità e permettere anche ai turisti di potersi muovere con facilità godendo delle bellezze di un territorio in sella ad una bici.

Senza contare che le biciclette si possono trasportare anche sui mezzi pubblici, come tram o treni, e quindi consentono anche di spostarsi per lunghi tragitti. Questa soluzione consente di usare il mezzo pubblico per un tratto e, dove questo non arriva, continuare a muoversi sulle due ruote. Come si può notare, non è fondamentale utilizzare un’automobile per fare lunghi viaggi.

Come funzione e dove recuperare le bici?

Come abbiamo già accennato, in Italia il bike sharing è molto comune ed è facile reperire una bici condivisa per iniziare a usufruire del servizio. Ma come riconoscere una bicicletta di questo tipo? Innanzitutto, il bike sharing è segnalato attraverso l’installazione di vere e proprie stazioni in cui vengono messi degli stalli, in cui sono agganciate le biciclette. Naturalmente, sono assicurate da un meccanismo che evita i furti. Per avere il proprio mezzo occorre quindi registrarsi al servizio e usare la “chiave” che generalmente è costituita da una apposita card rigida.

Dopo aver utilizzato la bicicletta, questa si potrà riagganciata allo stallo di partenza oppure si potrà lasciare in un’altra stazione. Normalmente, i servizi di bike sharing permettono agli utenti di scaricare un’app che mostra la mappa delle stazioni più vicine, le bici disponibili, pagare l’abbonamento e permette di gestire altre funzioni.

In quali città troviamo il bike sharing?

Le bici condivise sono presenti in città di ogni dimensione. Naturalmente, non possono mancare nelle metropoli come Roma, Torino, Napoli e Milano. Quest’ultima ha investito molto in questi progetti in particolare durante l’EXPO 2015, quando sono state messe a disposizione 1000 biciclette a pedalata assistita, oltre a quelle tradizionali. Questa operazione ha permesso di rendere il servizio capillare: gli utenti possono raggiungere diversi punti della città, e grazie all’uso dei mezzi pubblici e la collaborazione tra le amministrazioni regionali, possono anche spostarsi in tutta la Lombardia con una certa facilità.

Infatti, una delle qualità del Bike Sharing a Milano è proprio quella di affidarsi a mezzi con tecnologie avanzate che consentono di percorrere maggiori distanze e poter essere usati da un pubblico più ampio.

Ma il servizio è presente anche in centri più piccoli come Busto Arsizio in Lombardia, Monopoli in provincia di Bari, Benevento, Udine e tante altre. Inoltre, tra le prime città italiane ad offrire il servizio di bike sharing spiccano Cuneo e Parma.

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