risoluzione Fonte foto: Shutterstock
HOW TO

Da VGA ad HD e 8K, come funziona la risoluzione di monitor e tv

Funzione del numero di pixel che compongono la base e l’altezza di una matrice ordinata, la risoluzione determina la qualità dell’immagine visualizzata

Se, leggendo le specifiche tecniche di uno smartphone o di un televisore, vi è capitato di chiedervi cosa volesse dire “risoluzione 4K” o cosa volessero dire combinazioni di cifre come “1280×720” o “3840×2160” non dovete preoccuparvi: siete sicuramente in buona compagnia.

Sono poche (anche se non pochissime) le persone che sanno esattamente che cos’è la risoluzione dello schermo e cosa vogliano dire i numeri che solitamente accompagnano la descrizione tecnica di un qualsiasi display. Non bisogna però disperare: basta apprendere due o tre concetti basilari e il gioco è fatto. Al di là delle cifre o delle sigle, infatti, le nozioni alla base della computer grafica e degli standard video sono estremamente semplici e alla portata di tutti, anche degli utenti alle prime armi. Facendoli propri, si riuscirà a leggere in maniera chiara la descrizione e le caratteristiche tecniche di qualunque smartphone o televisore.

Che cos’è il pixel

Particolare dei pixel di un monitor LCDFonte foto: RaveDave/Wikimedia
Particolare dei pixel di un monitor LCD

Nell’ambito della computer grafica, il pixel è l’elemento più piccolo che compone un’immagine. Se nella stampa il pixel è il piccolo punto di inchiostro che, sovrapposto agli altri, va a formare l’immagine nella sua totalità, in ambito prettamente informatico il pixel può essere fatto coincidere con il piccolo diodo elettrico che, illuminandosi, compone l’immagine che compare poi sul televisore, sullo schermo del computer o su quello dei dispositivi mobili (smartphone, tablet o smartwatch non fa alcuna differenza).

Che cos’è la risoluzione dello schermo

Nei pannelli che formano i display dei dispositivi elettronici citati in precedenza, i pixel non sono “sparsi alla rinfusa”, ma sono disposti in maniera ordinata in una matrice (o griglia) con un’altezza e una larghezza ben definite. I valori che assumono l’altezza e la larghezza di questa griglia è ciò che comunemente chiamiamo risoluzione dello schermo. Se, ad esempio, diciamo che il nostro nuovo smartphone ha una risoluzione di 1920×1080 pixel, vuol dire che il display è composto da 1920 colonne e 1080 righe, per un totale di circa 2 milioni di pixel (o megapixel che dir si voglia). Ovviamente, maggiore sarà il numero di pixel che compone l’immagine, migliore sarà la qualità visiva dell’immagine stessa.

Nel corso degli anni, le evoluzioni fatte registrare in ambito informatico e, più in generale, nell’ambito dei dispositivi elettronici, hanno portato alla definizione di standard video sempre più evoluti. Se agli albori dell’informatica gli utenti hanno a che fare con display monocromatici e dalla risoluzione estremamente bassa (lo standard MDA supporta la visualizzazione massima di 25 righe composte ognuna da un massimo di 80 caratteri), oggi i migliori pannelli sul mercato permettono di visualizzare svariate decine di milioni di colori con una risoluzione di 8 milioni di pixel. E, come era solito dire un noto presentato della TV italiana, siamo certi che non finisce qui.

Grafico standard videoFonte foto: XXV/Wikimedia
Il grafico raccoglie in maniera sistematica tutti gli standard video dall’origine a oggi

Da MDA a 8K, le risoluzioni di monitor, TV e smartphone

MDA. Acronimo di Monochrome Display Adapter (“Adattatore per display monocolore” in italiano) è lo standard video introdotto nel 1981 con la commercializzazione dell’IBM PC. Non supporta alcuna modalità grafica e consente la sola visualizzazione di caratteri testuali disposti in 80 colonne per 25 righe.

CGA. Standard video introdotto da IBM nel 1981, si tratta della prima scheda grafica a colori per computer della casa statunitense. Anche il CGA (acronimo di Color Graphics Adapter, “Adattatore grafico a colori) supporta solamente la modalità testuale (visualizza testi disposti in 40 colonne per 25 righe oppure 80 colonne per 25 righe) con due differenti risoluzioni (320×200 e 640×200 pixel).

EGA. Evoluzione della CGA (il suo acronimo sta per Enhanced Graphigc Adapter, “Adattatore grafico potenziato”), lo standard EGA viene introdotto da IBM nell’ottobre 1984 ed è il primo a supportare una modalità grafica e non solo testuale. Caratterizzato da una risoluzione di 640×350 pixel, permette di visualizzare fino a 16 colori

VGA. Ultimo standard risalente agli anni ’80 dello scorso secolo, il VGA (acronimo di Video Graphics Array) consente di visualizzare fino a 256 colori con una risoluzione massima di 640×480 pixel (in formato 4:3). Nel corso degli anni diversi produttori hanno fatto “rientrare” all’interno del VGA anche altre risoluzioni (320×200 pixel a 256 colori e 720×400 pixel in modalità testo), ma con scarso successo

XGA. Gli Anni ’90 nel mondo della grafica e delle schede video si aprono con lo standard XGA, acronimo di Extended Graphic Array. Ha una risoluzione massima di 1024×768 pixel (rapporto 4:3, dunque) e una profondità di colore di 16 bit (possibile visualizzare fino a 65.536 colori). La sua evoluzione la XGA, rappresenta l’ultima risoluzione 4:3 al di sotto del milione di pixel (1152×864 pixel)

WXGA. Il Wide Extended Graphic Array altro non è che un’evoluzione “in orizzontale” dello standard XGA. Si passa, infatti, da un formato 4:3 a un formato 16:9 (spesso anche 16:10, come capita di vedere in moltissimi modelli di computer portatili) e una risoluzione di 1280×768 pixel (nel formato 16:10 invece è 1280×800) e una profondità di colore di 32 bit per pixel. Si tratta di uno standard adottato principalmente in ambito informatico da moltissimi produttori di monitor e display per computer portatili

HD 720. Conosciuto anche con il nome di HD Ready, lo standard video HD 720 è caratterizzato da una risoluzione di 1280×720 pixel, con un formato 16:9. Utilizzato sia in ambito televisivo sia in ambito informatico, rappresenta l’ultimo “gradino” prima dell’alta definizione

FullHD. Allo stato attuale si tratta dello standard video più diffuso e utilizzato, sia in ambito televisivo sia in ambito informatico e mobile. Dotato di una risoluzione di 1920×1080 pixel (per immagini formate da oltre 2 milioni di pixel) e una profondità di colore di 24 bit per pixel (8 bit per ogni colore con lo standard RGB, per un totale di 16,7 milioni di possibili sfumature visualizzabili)

2K. Standard video di ultima generazione, è adottato, in maniera particolare, in ambito mobile: diversi produttori di smartphone, infatti, propongono pannelli con risoluzione 2K negli smartphone di fascia alta come compromesso tra la qualità video e il minor consumo energetico rispetto al 4K. Il nome sta a indicare una risoluzione orizzontale di poco superiore ai 2.000 pixel: in particolare, la più affermata è quella di 2048×1080 pixel, con un formato approssimativo di 17:9

4K. Dopo un inizio un po’ in sordina, si sta rapidamente affermando come standard de facto del settore televisivo, mentre in ambito mobile (sia smartphone, sia computer portatili) ha qualche difficoltà ad affermarsi a causa dell’alto consumo energetico che richiede. Il nome 4K (ma è detto anche UHD, Ultra High Definition o Ultra alta definizione) deriva dal fatto che il lato con risoluzione maggiore è di quasi ai 4000 pixel: si hanno così immagini formate da 3840×2180 pixel (un totale di 8 milioni di pixel) e con profondità di colore di 24 bit

8K. Presentato in forma sperimentale nel 2005 e ancora oggi in fase di piena “attuazione”, il formato 8K rappresenta il futuro sul versante dell’alta definizione televisiva. Con una risoluzione di 7680×4320 pixel (per un totale di 33,2 milioni di pixel) e una profondità di colore di 30 bit o 36 bit, è quanto di meglio ci sia oggi sul mercato per quel che riguarda la qualità e la definizione delle immagini. Non deve sorprendere, dunque, che un televisore compatibile con questo standard possa costare cifre superiori ai 100 mila euro

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