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Droni in Italia, cosa serve per pilotarli

Interessati all’acquisto di un drone in Italia? Ecco tutto quello che c’è da sapere, dalle regolamentazioni alle patenti passando per gli acronimi da ricordare

I droni ormai si possono comprare liberamente. Ma prima di andare in un negozio o di collegarsi a un e-commerce per comprare un velivolo con pilotaggio da remoto bisogna chiedersi una cosa fondamentale: quali limitazioni esistono e cosa serve per pilotarli per questi dispositivi?

Il nostro Paese è stato una delle prime nazioni a dotarsi di una regolamentazione relativa all’uso dei droni. Questo permette ai consumatori di avere alcune regole standard da seguire durante l’uso dei velivoli con pilotaggio da remoto. Anche perché i droni sono un divertente passatempo, ma possono rappresentare un pericolo per la sicurezza e la privacy delle persone. Immaginate, ad esempio, se un drone fuori controllo cadesse su una piazza affollata. In Italia, per pilotare un drone, e per acquistarlo, è necessario conoscere e seguire le regole stabilite dall’ENAC (Ente nazionale aviazione civile) nel suo Regolamento per i mezzi a pilotaggio remoto.

Il Regolamento dell’Enac sui droni

Andiamo dunque a vedere quelle che sono le principali regole decise dall’ENAC in merito all’uso dei droni. Le regole per il volo e l’acquisto dei droni dipendono solo minimamente dal peso, sono previste norme differenti per mezzi con peso inferiore ai 2 kg, con peso inferiore ai 25 chili e per mezzi con peso superiore ai 25 kg. Partiamo invece con le distanze massime: il drone non può volare a più di 500 metri di distanza dal pilota con una quota massima di 150 metri di elevazione. Ogni drone deve volare ad almeno 5 chilometri di distanza da un aeroporto. E ovviamente è impedito il volo nelle zone ATZ (Aerodrome traffic zone), che sono le aree in cui il traffico aereo è riservato ai soli voli in partenza o atterraggio dall’aeroporto. Per rispetto della privacy e dei regolamenti comunali è proibito sorvolare sopra una folla di persone.

Patenti e attestati per utilizzare un drone

Per operare con droni dal peso inferiore ai 2 kg è sufficiente conseguire l’attestato di volo e superare una visita medica presso un centro riconosciuto. Mentre per usare droni con peso inferiore ai 300 grammi e con una velocità massima di 60Km/h basta inviare la documentazione necessaria all’Enac. Per droni con peso superiore ai 2 kg e per usare il velivolo in condizioni critiche (durante calamità, eventi, o particolari condizioni climatiche) il pilota dovrà passare per un iter abbastanza lungo, simile a quello di una vera e propria patente di guida. La licenza di pilota per droni è necessaria solo se si vuole pilotare un drone con massa superiore ai 25 chilogrammi. Va ricordato che il pilota deve essere maggiorenne e deve avere un’idoneità psicofisica adeguata alle funzioni da mettere in pratica. Inoltre, deve dimostrare di possedere conoscenze aeronautiche e la capacità di condurre un APR (aeromobile a pilotaggio remoto). Il riconoscimento delle competenze è certificato tramite un attestato di pilota o licenza di pilota di APR a seconda dei casi.

Operazioni critiche

Cosa sono dunque queste operazioni critiche? Come detto sono quelle che prevedono il sorvolo durante fasi delicate di eventi, o il volo in conglomerati urbani (dove di solito è vietato). Per effettuare queste operazioni è necessario contattare l’Enac e richiedere il diritto al volo. Fermo restando che sono vietati sorvoli di assembramenti di persone, cortei, manifestazioni sportive o inerenti forme di spettacolo. Per le operazioni non critiche non è necessario richiedere l’autorizzazione ma basta avvisare l’Enac delle intenzioni del nostro volo.

Gli acronimi da ricordare

Chiudiamo con una serie di parole e di acronimi che sono fondamentali da ricordare per chi si avvicina al mondo dei droni per la prima volta. Iniziamo con Aeromodello. Con questo termine si indica un drone utilizzato per scopi ricreativi e sportivi e che vola costantemente sotto il controllo visivo della persona che lo controlla a distanza (detta anche aeromodellista). Si tratta insomma dei droni più simili ai vecchi modellini di aerei telecomandati. Passiamo poi alla definizione di Aeromobile a pilotaggio remoto (APR). La parola indica un mezzo aereo senza persone a bordo utilizzato per scopi commerciali o di ricerca scientifica. L’Area di buffer invece è una determinata area che circonda lo spazio aereo utilizzato per il volo del drone, che viene stabilita per garantire livelli di sicurezza adeguati alle operazioni da compiere. Chiudiamo con tre acronimi: VLOS, BVLOS ed EVLOS. Questi sono l’uno derivazione dell’altro, stabiliscono le modalità di controllo visivo del drone da parte di chi ne controlla i movimento. Con VLOS (Visual line of sight) si indicano le operazioni condotte da un pilota in grado di mantenere contatto visivo diretto. BVLOS (Beyond visual line of sight) indica le operazioni condotte a una distanza tale che il pilota non può mantenere il contatto visivo continuativo e diretto. EVLOS (Extended visual line of sight) è utilizzato per operazioni in cui il controllo visivo è operato con supporti esterni che “estendono” la vista analogica del pilota.

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