quartier generale google Fonte foto: Benny Marty / Shutterstock
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È nato il sindacato dei lavoratori di Google e vuole cambiare Google

Google ha una enorme responsabilità nei confronti del mondo e non può più ignorarla: è quello che afferma il primo sindacato dei lavoratori di Google.

Rivendicazioni salariali da una parte, posizioni critiche sull’uso dell’intelligenza artificiale e sullo sviluppo di tecnologie al servizio dell’esercito. Attorno a questi temi si sono raccolte 226 persone per creare la Alphabet Workers Union, il primo sindacato dei lavoratori di Google.

Hanno già un sito Web e un account Twitter, ma sono ancora pochi per cambiare Google dall’interno. Il gigante delle ricerche (e ormai anche di molto altro) conta infatti circa 120 mila dipendenti, ai quali vanno aggiunti moltissimi altri lavoratori a tempo determinato e a contratto per un totale di oltre 200 mila persone che lavorano per Alphabet. La speranza dell’Alphabet Workers Union, però, è quella di riuscire a fare abbastanza rumore sui media americani e internazionali per costringere Google a cambiare rotta e strategia in molti dei campi in cui l’azienda è attiva.

Cosa chiede la Alphabet Workers Union

Il primo sindacato interno a Google ha pubblicato, sul New York Times, un lungo manifesto delle proprie intenzioni a firma di Parul Koul e Chewy Shaw, rispettivamente capo e vicecapo esecutivo della Union. Dopo appena due paragrafi c’è già tutto il messaggio: “Ne abbiamo abbastanza“.

Poi il nocciolo della questione “Per troppo tempo le preoccupazioni di migliaia di noi dipendenti di Google e di altre consociate di Alphabet, la società madre di Google, sono state ignorate sul posto di lavoro. I nostri capi hanno collaborato con governi repressivi in tutto il mondo. Hanno sviluppato una tecnologia di intelligenza artificiale per l’utilizzo da parte del Dipartimento della Difesa e hanno fatto profitti con gli annunci di un gruppo di haters. Non sono riusciti ad apportare le modifiche necessarie per affrontare in modo significativo i nostri problemi di valorizzazione delle persone di colore“.

Google ha una responsabilità globale

Il sindacato, inoltre, mette in luce come oggi Google non possa più evitare di assumersi le sue responsabilità nei confronti delle persone di tutto il mondo: “Quando Google fu quotata in borsa nel 2004, disse che sarebbe stata una società che “fa cose buone per il mondo anche se rinunciamo ad alcuni guadagni a breve termine”. Il suo motto era “Non essere cattivo”. Vivremo secondo quel motto. Alphabet è un’azienda potente, responsabile di vaste aree di Internet. È utilizzata da miliardi di persone in tutto il mondo. Ha la responsabilità di dare la priorità al bene pubblico. Ha la responsabilità nei confronti delle sue migliaia di lavoratori e miliardi di utenti di rendere il mondo un posto migliore. Come lavoratori di Alphabet, possiamo aiutare a costruire quel mondo“.

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