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SICUREZZA INFORMATICA

Google e Facebook sanno se guardi i siti porno, anche in incognito

Secondo una ricerca statunitense, il 93% dei siti porno raccoglie dati sulle nostre preferenze e li cede a società di terze parti. Tra queste anche Google e FB

19 Luglio 2019 - Che sul web esistano degli strumenti che tracciano i comportamenti degli utenti, così da ricavarne dati utili a livello commerciale è un fatto risaputo. Anche se l’Unione Europea ha provato a metterci un freno con la cookie law prima e con il GDPR dopo, questo permette alle aziende di creare un nostro profilo univoco, grazie al quale propongono pubblicità e prodotti in linea con i nostri interessi.

Ma alcune pagine web sono più monitorate di altre. In particolare, i siti porno ricevono grandi attenzioni da parte dei colossi del web e vengono costantemente tracciati dai web tracker. Attenzioni sempre negate sia da Facebook che da Google, che hanno sempre dichiarato di non utilizzare le informazioni raccolte sui visitatori dei siti per adulti per creare dei profili di marketing. E invece è vero l’esatto contrario. O, almeno, questo è quanto sostengono dei ricercatori statunitensi.

Lo studio: siti porno e web tracker

Secondo uno studio realizzato congiuntamente dai ricercatori della Microsoft, della Carnagie Mellon e dell’Università della Pennsylvania i siti porno sarebbero costantemente monitorati da web tracker. Utilizzando un tool chiamato webXray, gli studiosi statunitensi hanno scansionato 22.484 siti scoprendo che il 93% delle pagine raccoglie i dati e li cede a società terze. Lo studio effettuato nel marzo del 2018 ha rilevato che sia Facebook che Google sono tra queste società che sfruttano i tracker dei siti porno. In particolare, Big G raccoglie dati dal 74% dei siti analizzati, percentuale che equivale a circa 16.638 siti web, mentre Facebook si ferma al 10% con “solo” 2.248 siti.

Navigazione in incognito

Gli studiosi avvertono: la navigazione in incognito non serve a proteggerci dal tracciamento. Questo perché, anche se la navigazione dell’utente che utilizza questa opzione non viene registrata nella cronologia del browser, i dati vengono comunque assimilati lo stesso per poi essere trasferiti a terze parti. In più la ricerca sottolinea come gli utenti che navigano sui siti porno sono costantemente sotto minaccia di un possibile attacco hacker in quanto solo il 17% di essi utilizza la crittografia per proteggere i propri dati e quelli dei propri utenti.