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SCIENZA

Una missione su Marte è in pericolo: cosa sta succedendo

La NASA potrebbe veder fallire la propria missione MSR, che punta a conoscere meglio Marte, tra presente, passato e soprattutto futuro

Il progetto Mars Sample Return diventa sempre più costoso, a fronte di un’operazione dall’enorme rischio. Ciò ha portato il Congresso a rendersi conto d’essere ormai dinanzi a una scelta non più rinviabile. Da una parte c’è la possibilità di garantire pieno supporto al tutto, con gli effetti in ambito pubblico del caso. Dall’altro, invece, l’ipotesi di veder fallire il programma scientifico planetario della NASA.

MSR, problema di bilancio

Quando si parla di missioni spaziali, rispettare tempi e budget non sembra proprio rientrare nel programma. Basti pensare a uno dei progetti più audaci della NASA, il James Webb Space Telescope (JWST), in ritardo di un decennio. Anni nei quali sono stati investiti 10 miliardi di dollari. In questo caso, però, oggi si può dire come l’attesa sia valsa il costo. Questo salto della fede, però, difficilmente potrà durare in eterno, considerando la complessa situazione dell’economia mondiale.

Un risultato così felice, però, potrebbe non riguardare l’MSR, ovvero la missione Mars Sample Return. Gettare fondi nel “buco nero” della NASA non sembra più essere nei piani del Congresso. Ciò vuol dire che anche dinanzi al successo, ovvero al trasporto sulla Terra di pezzi di Marte, si assisterebbe a una sottrazione di fondi ad altri progetti di scienza planetaria. Si renderebbero così vani i piani dell’agenzia spaziale, in vista di possibili nuove esplorazioni del sistema solare.

L’altra faccia della medaglia potrebbe invece essere il sottofinanziamento dell’MSR (favorendo altri progetti), destinato in tale maniera a ritardi maggiori e costi sempre più elevati. Il risultato ultimo sarebbe l’effettiva esplorazione del Pianeta Rosso rinviata a dopo il 2030.

La decisione del Congresso

È importante, dinanzi a questa prospettiva devastante per l’esplorazione spaziale, spiegare quale sia l’intento reale dell’MSR, nel concreto. La missione procederà alla raccolta di campioni di roccia e “sporcizia” marziana. Nello specifico dal cratere Jezero. Un luogo di grande importanza, considerando come si ritenga che miliardi di anni fa fosse stato inondato.

La NASA ha inviato il rover Perseverance, in quella che è soltanto la prima tappa di questa serie di eventi. Ha già raccolto 23 dei 38 campioni previsti, lasciandoli in capsule sulla superficie marziana per poi recuperarli.

Purtroppo da questo punto in poi i dettagli si fanno meno chiari, considerando il necessario coinvolgimento del Sample Retrieval Lander. La NASA procederà con due mini elicotteri e un razzo per la raccolta, lanciando il tutto nell’orbita marziana. In questa fase dovrebbe intervenire l’Earth Return Orbiter, guidato dall’ESA, ovvero l’Agenzia Spaziale Europea, al fine di riportare il tutto a casa.

Perché dire che i dettagli si fanno meno chiari, quando in realtà si conoscono i vari passaggi? Perché tutto ciò ha un costo molto elevato. Nello specifico il budget si aggirerebbe sugli 8-11 miliardi di dollari. Questi fondi ci sono? Sì! Saranno usati in questa maniera? Non è affatto detto.

Il comitato di revisione indipendente dell’MSR ha spiegato come le probabilità di un lancio nella finestra 2027-2028, come da programma, siano quasi nulle. Si prevede, ad oggi, un lancio nel 2030, ma anche questa ipotesi è particolarmente positiva e non del tutto con i piedi per terra.

Si tratta di un cane che si morde la coda, dal momento che i costi sono eccessivi ma rinviare il tutto non fa che aumentarli. La missione richiederebbe un eccesso di un miliardo di dollari all’anno, a partire dal 2025, con il Congresso che non ha approvato un bilancio completo per il 2024. La NASA ha quindi rallentato il lavoro sulla missione, a partire da un mese fa.

Incertezze di bilancio

Il prossimo futuro dell’esplorazione non è dunque così certo come si potrebbe pensare. Il processo è, a dire il vero, assolutamente frammentato. Si vive di rinvii, come nel caso della missione Dragonfly, in ritardo di un anno, che prevede un elicottero destinato alla luna di Saturno, Titano. Missione VERITAS invece in ritardo di tre anni, per quanto concerne Venere, e altrettanti anni di ritardo per l’invito a presentare proposte per la prossima missione New Frontiers.

Tutto ciò rappresenta un rischio enorme, anche in termini di possibile perdita di soggetti competenti. I ritardi si accumulano, anno dopo anno, e il calendario a tema Marte della NASA guarda dal 2035 in poi. L’obiettivo dell’MSR è quello di stabilire se mai sul Pianeta Rosso ci sia stata vita. Il problema di fondo, però, è l’assenza di minime garanzie. Potrebbero esserci delle prove effettive, ma la Perseverance scava solo per sette centimetri, per prelevare dei campioni. Le ricerche della NASA però suggeriscono come si dovrebbe operare fino a quasi due metri sotto la superficie. Servirebbe anche un colpo di fortuna e il costo per tutta questa attesa potrebbe risultare eccessivo.

Occorre fare delle scelte lucide e ragionevoli, alla luce di quelle che sono anche le altre missioni in corso relative ad altri Paesi. In primis sguardo rivolto alla Cina, che con Tianwen-3 pianifica la missione di rientro dei campioni da Marte, con partenza nel 2028, arrivo nel 2030 e ritorno sulla Terra nel 2031. Ad oggi un realistico obiettivo della NASA potrebbe essere quello di studiare attentamene l’abitabilità, odierna e passata, della vita sul pianeta rosso.

Un modo per assestare anche un’ipotesi di vivibilità per l’umanità. Sotto quest’aspetto, però, le risorse economiche andranno rivolte alla missione Rosalind Franklin. Il tutto corredato da altre missioni più piccole e meno costose, che possano consentire la buona riuscita.  Un basso costo che si concretizza in 100-300 milioni di dollari, con strategie di lancio ogni due anni, quando Terra e Marte sono più vicini. Questo è forse l’unico modo per evitare di rendere l’MSR un vero e proprio incubo per il bilancio.