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NASA, il primo caso di teletrasporto Terra-Spazio sulla ISS Fonte foto: ESA
SCIENZA

NASA, il primo caso di teletrasporto Terra-Spazio sulla ISS

L'immagine in realtà aumentata di un medico è apparsa sulla Stazione Spaziale Internazionale: si tratta di olotrasporto, cioè teletrasporto di un ologramma

Non è Star Trek, e non siamo nel 3200, ma il teletrasporto potrebbe essere già una realtà. Non si tratta di un vero e proprio spostamento di un corpo intero da un posto all’altro, ma di ologrammi che vengo riprodotti in punti specifici: in questo caso, sulla Stazione Spaziale Internazionale.

Un medico sulla ISS

Siamo sulla Stazione Spaziale Internazionale, tra i 330 e i 410 km di altitudine in orbita intorno alla Terra. Viaggiamo a una velocità di crociera di 27mila chilometri orari, e a bordo ci sono una decina di astronauti da tutto il mondo – anche dalla Russia, senza dichiarazioni di sostegno all’Ucraina nella guerra di invasione voluta da Putin.

In questa situazione, purtroppo un astronauta si sente male: niente di grave, non c’è bisogno di portarlo al pronto soccorso più vicino, a 400 chilometri di distanza per una strada accidentata. Basta chiamare un medico. Facile, no?

Da oggi lo è ancora di più: un dottore della NASA è infatti apparso come ologramma sulla Stazione Spaziale Internazionale per una visita di telemedicina con un astronauta. È successo l’8 ottobre 2021, ma la NASA lo ha fatto sapere solo recentemente, con un comunicato stampa.

Come funziona l’olotrasporto

Per queste occasioni, è stato coniato un termine nuovo: olotrasporto, dalla crasi tra ologramma e teletrasporto. La connessione tra la Stazione Spaziale Internazionale e il centro medico della NASA sulla Terra è stata molto realistica sia dal punto di vista visivo che audio. Si tratta di una tecnologia che esiste dal 2016, ma che mai prima d’oggi era stata sperimentata in un ambiente così estremo come quello dello spazio.

Il Dr. Josef Schmid e i suoi collaboratori sono stati olotrasportati sulla ISS utilizzando la fotocamera Microsoft Hololens Kinect e un personal computer con il software personalizzato Aexa Aerospace, stando a quanto fa sapere la NASA. Serve anche un visore per la realtà aumentata, che va indossato dalla persona che deve interagire con l’ologramma e che sovrappone e fonde l’immagine del medico, registrata e compressa come un file di dati, con l’ambiente che lo circonda sulla Stazione Spaziale Internazionale. In questo caso Schmid ha avuto una conversazione virtuale con l’astronauta francese dell’Agenzia Spaziale Europea Thomas Pesquet, come parte di una visita di telemedicina in 3D. Pesquet è rientrato sano, salvo e in buona salute sulla Terra lo scorso novembre.

È una nuova tecnologia che però ha già un futuro e la strada spianata: "Useremo l’olotrasporto per le nostre conferenze mediche, psichiatriche e familiari private" ha spiegato Schmid, "ma anche per portare altre persone sulla Stazione Spaziale per far visita agli astronauti" – ovviamente in modo virtuale.

La tecnologia permette agli utenti di interagire con partecipanti remoti in 3D come se fossero fisicamente nello stesso spazio. "È un modo nuovo di esplorare l’uomo e lo spazio, come la nostra entità umana è in grado di viaggiare fuori dal nostro pianeta. Il corpo fisico non è lì, ma la nostra entità umana invece lo è, assolutamente" spiega la NASA.

Questi strumenti innovativi e all’avanguardia non verranno usati solo sulla Stazione Spaziale Internazionale, che presto andrà in pensione, ma anche su altre missioni spaziali, soprattutto quelle di più lunga durata.

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