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dahmer mostro serie netflix Fonte foto: Netflix
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Perché tutti criticano questa serie Netflix

È già diventata una delle più viste sulla piattaforma di streaming, ma intanto le polemiche si moltiplicano

La miniserie Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer, basata sulla biografia del serial killer Jeffrey Dahmer, è uscita su Netflix solo lo scorso 21 settembre, ma poche settimane sono bastate a raggiungere due primati: la serie è diventata già una delle più viste sulla piattaforma di streaming e in più ha accumulato una significativa quantità di critiche e polemiche. Non tutti gli spettatori sono rimasti scontenti, ovviamente, ma le voci di chi ha avanzato pareri negativi si sono decisamente fatte sentire.

Chi è Jeffrey Dahmer e com’è la serie

Jeffrey Dahmer è stato un serial killer attivo in Wisconsin tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli anni ‘90. È stato giudicato responsabile di 17 uccisioni particolarmente efferate, che hanno contemplato anche necrofilia, cannibalismo, squartamento e violenza sessuale. Condannato all’ergastolo nel 1992, è stato ucciso due anni dopo da un altro detenuto.

La storia può risultare disturbante e raccapricciante persino per gli amanti del true crime; infatti, la prima critica mossa da molti spettatori riguarda proprio la spettacolarizzazione eccessiva del serial killer e dell’orrore delle sue azioni.

Dahmer: cosa dicono i parenti delle vittime

La miniserie, composta da 10 episodi, parla ovviamente anche delle vittime del serial killer, ma nessuno dei parenti è stato contattato durante la produzione e dunque la loro versione dei fatti e le loro voci sono assenti. Anche per questo la serie ha generato dure reazioni da parte dei famigliari, che l’hanno accusata di strumentalizzare il loro dolore per fare soldi e di rinnovare il trauma per l’ennesima volta.

«I miei cugini si svegliano ogni pochi mesi con un sacco di chiamate e messaggi e sanno che c’è un’altra serie su Dahmer. È crudele», ha commentato su Twitter un utente di nome Eric, cugino di Rita Isbell, sorella di una delle vittime.

Razzismo e omofobia: le polemiche su Dahmer

La miniserie era stata contrassegnata con il tag "LGBTQ", usato di solito per segnalare quei contenuti che raccontano la comunità queer. Le proteste sono state immediate. Netflix ha usato questo tag perché il serial killer Jeffrey Dahmer era gay, ma ovviamente questo fatto non ha nulla a che vedere con una rappresentazione significativa o utile della comunità LGBTQ. Poco dopo il tag è stato tolto.

Altre polemiche hanno riguardato il razzismo. Uno dei motivi per cui il serial killer ha potuto agire indisturbato per anni sarebbe il fatto che tutte le sue vittime erano di pelle non bianca: la Polizia statunitense avrebbe quindi sottovalutato le denunce, perpetrando quel razzismo sistemico nei confronti delle persone black o brown di cui si sono visti gli effetti anche in tempi recenti.

L’allora procuratore distrettuale di Milwaukee, Michael McCann, ha smentito questa accusa in un’intervista, ma ciò non è bastato a spegnere le polemiche. La coordinatrice di produzione Kim Alsup in un’intervista ha inoltre denunciato di essere stata una delle uniche due persone nere sul set della miniserie e di essere stata trattata con atteggiamenti razzisti.

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