software pirata Fonte foto: Shutterstock
PMI E INDUSTRIA 4.0

PMI, lavoratori italiani contro il software pirata

Secondo i dati diffusi da una ricerca, il 35% dei dipendenti delle piccole e medie imprese sarebbe propenso a denunciare l’utilizzo di un programma illegale

Nonostante l’Italia sia uno dei Paesi al Mondo, secondo alcune ricerche, dove l’uso di software illegali è più diffuso, una parte dei lavoratori italiani, stando a uno studio condotto da BSA The Software Alliance, sarebbe disponibile a denunciare l’utilizzo in azienda di programmi pirata.

Il 35 % dei dipendenti delle piccole e media imprese, coinvolti nell’indagine realizzata lo scorso aprile, ha dichiarato, infatti, di essere pronto a riportare comportamenti informatici illegali e non etici. Un dato importante, nonostante dal punto di vista numerico sia ancora molto basso. Il risultato, infatti, ha un forte valore simbolico che dimostra il cambiamento in corso nella società italiana sul fronte della pirateria software. Come ricorda BSA The Software Alliance, un’associazione internazionale che punta a difendere il software proprietario, in Italia un programma su due è sprovvisto di una licenza valida.

Legalità in crescita nelle PMI

Buone notizie per la legalità anche per quanto riguarda altre tematiche. La maggior parte delle persone intervistate dal sondaggio realizzato da Opinium per conto di BSA ha affermato che sarebbe disposta a denunciare altre pratiche illegali commesse in azienda. I dipendenti, infatti, non avrebbero remore nel segnalare frodi, evasione fiscale, abusi vari, irregolarità nell’applicazione degli standard industriali e furti nei confronti dell’azienda.

Anche se l’indagine è di buona speranza, e in maniera indicativa fornisce delle previsioni sul livello di legalità raggiunto dalle piccole e medie imprese, è pur sempre un sondaggio. L’aspetto che più di ogni altro conta è vedere se poi le intenzioni dichiarate nella ricerca si trasformino davvero in azioni concrete.

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