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SCIENZA

Una nuova sorgente radio rivelata nello Spazio: cosa sappiamo dei segnali arrivati sulla Terra

Dopo oltre 450 ore di osservazioni il telescopio spaziale ATCA ha rilevato un nuovo segnale radio proveniente dallo spazio e ha generato il suggestivo ritratto di un ammasso globulare

Angoli oscuri, scorci inesplorati, profondità mai raggiunte: sì, il nostro Universo nasconde ancora moltissimi segreti su cui fare luce. La buona notizia è che grazie agli strumenti in possesso dell’Uomo, sempre più all’avanguardia, siamo ciclicamente in grado di stupirci per qualcosa di nuovo. L’ultima sensazionale scoperta riguarda una sorgente radio rilevata nel cuore di un ammasso di stelle, la cui natura potrebbe sorprenderci e aprire nuovi interessantissimi scenari.

La scoperta dei nuovi segnali dallo spazio

I dettagli della scoperta sono stati resi noti attraverso la pubblicazione di uno studio dettagliato sul The Astrophysical Journal. Gli scienziati hanno condotto un’indagine sul continuum radio ultraprofondo utilizzando l’Australia Telescope Compact Array (ATCA) per circa 480 ore, raccogliendo tutte le informazioni possibili. ATCA è stato puntato, precisamente, sull’ammasso globulare galattico 47 Tucanae, noto anche come NGC 104.

Ma come mai i ricercatori si sono concentrati proprio su quella zona? Semplice, perché già in passato, durante altre indagini finalizzate a rilevare onde radio cosmiche, alcuni studiosi avevano in effetti rilevato dei piccoli “livelli di rumore“, che però non erano stati approfonditi a fondo e non erano stati dunque esplorati a dovere. A decidere di portare avanti tutti gli studi del caso è stato l’International Centre for Radio Astronomy Research (ICRAR) della Curtin University in Australia, che ha coinvolto astronomi da ogni parte del mondo.

Le indagini e l’immagine radio

Gli astronomi hanno dunque puntato tutti gli strumenti ottici di ATCA sull’ammasso globulare (che dista circa 15.300 anni luce dalla Terra), che, per chi non lo sapesse, è una sorta di “sfera” composta da stelle giganti e molto antiche. Intorno alla Via Lattea sono presenti molti ammassi simili, ma 47 Tucanae è uno dei più massicci: conta infatti su oltre un milione di stelle e su un nucleo molto luminoso e denso.

Grazie all’ATCA, gli scienziati sono stati in grado non solo di rilevare il segnale di cui torneremo a parlare tra pochissimo, ma anche di ottenere un’immagine radio talmente dettagliata da essere, almeno per il momento, la più sensibile e significativa di un ammasso di queste dimensioni. Lo scatto mostra una fitta quantità di corpi celesti di varie temperature gli uni accanto agli altri, brillanti e vividi. Ed è proprio osservandola meglio che gli scienziati hanno iniziato a fare le prime ipotesi sui “suoni” percepiti da ATCA.

Il segnale e le ipotesi

Il segnale radio, infatti, proviene proprio dal centro dell’ammasso globulare. Non è immediatamente percepibile, anzi, è stranamente debole rispetto ad altre onde radio rilevate in precedenza in situazioni stellari simili. Per questa ragione gli scienziati puntano tutto su due ipotesi e la prima è decisamente la più interessante: pensano infatti che 47 Tucanae potrebbe contenere un buco nero con una massa anomala, ovvero con una dimensione che si trova a metà tra i buchi neri supermassicci al centro delle galassie e i buchi neri stellari creati dalle stelle collassate.

Ciò andrebbe a dare forza all’idea che sostiene la presenza di buchi neri di massa intermedia (i cosiddetti anelli mancanti) che, però, almeno fino ad adesso, non sono mai stati individuati chiaramente. La seconda, invece, ipotizza che la responsabile del segnale sia una pulsar, una stella di neutroni rotante che emette onde radio. Anche la presenza di una pulsar potrebbe essere significativa, perché potrebbe essere usata per cercare un buco nero centrale che deve ancora essere rilevato. Cosa significa tutto questo? Chiaramente, che le ricerche su 47 Tucanae proseguiranno, perché quanto scoperto potrebbe solo essere l’inizio di nuove esaltanti novità astronomiche.