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Si credeva perso, ma è riapparso: lo straordinario ritrovamento

Nel Parco Archeologico dei Campi Flegrei è stato riscoperto a distanza di 40 anni un mosaico che risale all'epoca dell'impero romano

Non vedrai al mondo qualcosa di più grande di Roma. Il celebre verso scritto da Orazio riesce ad avere un riscontro ogni volta che gli archeologi si imbattono in qualche reperto che risale al periodo in cui l’impero romano era al suo apice. L’esempio perfetto lo si è avuto in questi giorni con un mosaico ritrovato nei fondali dei Campi Flegrei.

Si tratta della zona che si trova nei pressi del Golfo di Pozzuoli, a ovest di Napoli, un’area famosa da sempre per via dell’attività vulcanica e non solo. Come reso noto dal locale Parco Archeologico è stata individuata una cornice composta da tessere di colore rosa e nero, con sfondo bianco, il risultato degli scavi condotti proprio in questi luoghi.

L’importanza del mosaico per l’intera area

Di cosa si sta parlando nello specifico? Il mosaico in questione non dovrebbe essere altro che la raffigurazione del mare e delle sue onde, conservato a distanza di secoli in modo quasi perfetto. A dire il vero, l’opera a cui si sta facendo riferimento non è una novità assoluta. La prima scoperta dello stesso mosaico risale a circa 40 anni fa, uno dei simboli del parco sommerso. Si sapeva già anche come fosse parte della decorazione del Portus Iulius, un imponente complesso portuale in quella che oggi è la città di Pozzuoli.

La costruzione, poi, dovrebbe essere datata 37 avanti Cristo, dunque più di duemila anni fa per la precisione. Il mosaico è andato però perso nel corso del tempo, tanto che la ricostruzione ufficiale era quella della sua sparizione nei fondali dei Campi Flegrei a causa dell’azione della natura. In effetti, i livelli della sabbia sono aumentati progressivamente, senza dimenticare l’assenza della poseidonia, una pianta acquatica che svolge un ruolo fondamentale per quel che riguarda l’ecosistema marino. Da pochi giorni non è più però un tesoro scomparso, il 2022 si è concluso proprio con l’eccezionale ritrovamento a distanza di decenni.

Oltre il mosaico, gli altri possibili ritrovamenti

È una vera e propria manna per gli archeologi di tutto il mondo, come si può immaginare facilmente. I fondali sono ancora in fase di approfondimento, dunque non è escluso che ci possano essere altri reperti ugualmente preziosi. Tornando a parlare del Portus citato in precedenza, la sua estensione arrivava fino all’attuale Lago d’Averno. Nonostante una strenua resistenza alle eruzioni del XVI secolo, a farlo sommergere sarebbe stato il bradisismo flegreo, un fenomeno vulcanico che è tipico dell’area dei Campi Felgrei. La sua storia merita un breve cenno per comprendere cosa fosse l’antica Roma prima della nascita di Cristo.

La costruzione è stata opera dell’architetto Mario Vipsanio Agrippa su precise indicazioni dell’imperatore Ottaviano. Il suo ruolo diventò ancora più strategico nel corso della guerra civile contro Pompeo, visto che era la base navale perfetta per gestire le varie flotte. Era inoltre un rifugio naturale privilegiato per le imbarcazioni da guerra, con collegamenti con i laghi più vicini. Il mosaico riscoperto a distanza di quarant’anni potrà ora raccontarci molto della vita dell’epoca. In poche parole è uno spaccato interessantissimo che permetterà a chiunque di essere proiettato in un periodo molto lontano della nostra storia.

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