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Aurore boreali: record di avvistamenti Fonte foto: 123RF
SCIENZA

Mai così tante aurore boreali, record di avvistamenti: com'è possibile

Le aurore boreali sono affascinanti e sempre più frequenti, tanto che è stato appena registrato un record importante a causa dell'attività solare

Uno spettacolo naturale e affascinante, definito come uno dei più rari in assoluto. In realtà quest’ultimo aggettivo dovrebbe essere messo da parte mentre si parla delle aurore boreali. Non sono mai state, infatti, così frequenti – con veri e propri record di avvistamenti. Cosa sta accadendo di preciso? La scienza ha fornito una spiegazione molto chiara in tal senso.

Questi eventi sono diventati sempre più eccezionali, tanto da arrivare fino all’Equatore. Il 2022 è stato caratterizzato da un ripetersi continuo di aurore, persino nel Regno Unito. Si tratta di un segno rivelatore dell’aumento dell’attività solare. In poche parole, i bagliori della nostra stella trasportano energia nelle particelle cariche e nei campi magnetici.

Quando queste “espulsioni" di luce si vanno a scontrare con la Terra, si verifica un’interazione con il campo magnetico del nostro pianeta, quella che è meglio nota come tempesta geomagnetica. Ogni singola particella carica va a colpire la ionosfera, la parte superiore della nostra atmosfera, facendola brillare e creando gli spettacoli delle aurore boreali. Tra l’altro, ognuno di questi fenomeni è in grado di influenzare moltissimi sistemi, a partire da quelli dell’aviazione, passando per le comunicazioni radio e i satelliti. Come si è riusciti a capire che l’attività del Sole è più intensa che mai?

Il conteggio delle macchie solari

La spiegazione è semplice. La nostra stella è caratterizzata da un ciclo di attività e dunque i brillamenti e le espulsioni della massa coronale possono essere rari o più frequenti. La loro durata media è pari a 11 anni, anche se ogni attività è diversa dall’altra, come è facile immaginare. Il tracciamento del livello di attività solare si ricava dal conteggio delle macchie solari che sono legate al probabile verificarsi dei brillamenti. Verso la fine del 2019 questi livelli erano molto bassi, poi sono cresciuti di mese in mese fino alla situazione attuale che ha portato al numero record di aurore boreali. Queste ultime sono persino al centro di una missione della NASA, che si preannuncia tra le più interessanti del futuro.

Il comportamento dei poli magnetici

Qualche numero può far capire meglio cosa accade sul Sole. Il minimo solare, vale a dire il livello toccato quando il suo campo magnetico è più debole, si verifica quando i poli magnetici si scambiano la loro posizione. Questo stesso minimo è stato registrato nel dicembre del 2019. Attualmente, invece, il ciclo solare viene identificato dal numero 25, un massimo solare – per l’appunto – che dovrebbe avere il suo culmine nel luglio del 2025. Il precedente ciclo solare, al contrario, è stato abbastanza tranquillo, con un picco di 114 macchie (la media è pari a 179).

La storia delle aurore boreali è a dir poco affascinante e si può far risalire all’800. Era infatti il 28 agosto del 1859 quando furono avvistate le prime lungo un’area molto vasta degli Stati Uniti. Le strumentazioni di tutto il mondo subirono variazioni e malfunzionamenti, in particolare per quel che riguarda i telegrafi dell’epoca. A fare chiarezza fu un astronomo, Richard Carrington, che si accorse di alcune macchie solari di dimensioni troppo grandi da cui proveniva una strana luce di colore biancastro. Le tempeste solari sulla Terra vengono spesso vissute con ansia per le conseguenze su determinate attività, ma gli appassionati di aurore boreali non possono che ringraziarle.

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