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SCIENZA

Tardigradi, cosa sono e perché continuano a studiarli: la nuova scoperta

Sono microscopici animali a otto zampe che probabilmente sopravvivrebbero all'apocalisse: i tardigradi ossessionano ancora gli scienziati, che continuano a scoprire di più sulle loro "abilità"

Tardigrado Fonte foto: 123rf

In tutto il mondo se ne trovano circa 1.300 specie, sono piccolissimi, amano acqua, muschi e licheni ma si muovono un po’ ovunque senza troppi problemi: stiamo parlando dei tardigradi, creature incredibilmente resistenti che ossessionano gli scienziati. E non c’è da sorprendersi, perché questa specie particolare sembra riservare sempre più sorprese.

Cosa sono i tardigradi?

Ma come sempre, andiamo per ordine: cosa sono i tardigradi? Questi animaletti, chiamati anche orsetti d’acqua o maialini di muschio, sono delle creature molto piccole, con otto zampe e una forma particolarmente tozza. Sembrano morbidi, ma sono in realtà ricoperti da una parte dura che ricorda gli esoscheletri delle mantidi religiose. Hanno da quattro a sei artigli su ciascun piede, che li aiutano ad aggrapparsi alla materia vegetale, e un apparato boccale specializzato chiamato apparato bucco-faringeo, che consente loro di succhiare nutrienti da piante e microrganismi.

La cosa più interessante da sapere è che appartengono a una categoria d’élite di animali noti come estremofili: sono, dunque, degli esserini che potrebbero sopravvivere in ambienti e condizioni che distruggerebbero la maggior parte delle altre creature terrestri. Oltre a essere uno degli animali più resistenti del pianeta, il tardigrado è probabilmente anche capace di andare nello spazio (ne hanno trovati alcuni sulla Luna).

Può resistere fino a 30 anni senza acqua e cibo, continuare a vivere a temperature superiori all’ebollizione o pari allo zero assoluto e può condurre un’esistenza più o meno normale anche in condizioni di pressione sei volte superiori a quelle delle fosse più profonde dell’oceano e del vuoto dello spazio. La sua resilienza è dovuta a una proteina unica nei loro corpi, chiamata DSUP, che protegge il loro DNA da diversi danni.

La nuova scoperta sui tardigradi

La lista di abilità dei tardigradi sembra però allungarsi giorno dopo giorno. L’ultima in ordine di tempo riguarda una sorta di “interruttore” che permette loro di passare a una sorta di stato sospeso, uno standby molto particolare e fondamentale per salvarsi in caso d’emergenza.

A rilevare questo “interruttore” è stato un team della Marshall University, che ha inserito questo microscopico animale all’interno di una macchina in grado di rilevare i radicali liberi. Occorre precisare che non è stata tanto la presenza dei radicali liberi a sorprendere (queste molecole vengono create normalmente da esseri umani e animali), quanto la reazione dei tardigradi alla loro formazione in condizioni di stress elevato.

Nonostante gli scienziati hanno iniziato la ricerca per gioco e curiosità, senza pensare di scoprire nulla di particolare, invece ecco la sorpresa: i tardigradi sfruttano i radicali liberi per attivare uno stato protettivo temporaneo di dormienza (chiamato tun), raggomitolandosi e aspettando un momento migliore e meno traumatico per “riattivarsi”.

I prossimi studi sui tardigradi

Dopo aver fatto questa scoperta,  i ricercatori hanno voluto fare delle prove e si sono accorti che i tardigradi possono attivare questo stato di dormienza per rispondere a vari tipi di stress, quasi rendendosi “invulnerabili” e sempre più in grado di resistere a quasi ogni tipo di condizione estrema.

Naturalmente, come gli stessi ricercatori scrivono nel loro studio pubblicato sulla rivista scientifica Plos One, c’è ancora molto lavoro da fare per capire effettivamente come funzionano i radicali liberi nei tardigradi e per comprendere se proprio la loro attivazione è da considerarsi una delle “chiavi magiche” della loro estrema resistenza. In più, occorrerà fare delle prove su diverse specie di tardigradi, perché quella analizzata durante gli studi è solo una, l’Hypsibius.

Di sicuro, la nuova scoperta incoraggia (ancora di più) la comunità scientifica a proseguire gli studi su questi piccoli animali, perché le loro abilità potrebbero, chi lo sa, essere replicate per creare delle condizioni molto particolari d’indistruttibilità. Un passo per volta, naturalmente.