Dopo la NASA, Bezos fa causa a Starlink Fonte foto: gettyimages
SCIENZA

Tutti contro Jeff Bezos, il “cattivo” della corsa allo spazio

Jeff Bezos: la storica rivalità con Elon Musk allarga gli orizzonti del CEO di Blue Origin, che fa causa anche alla NASA e a Starlink.

Quando annunciò che sarebbe andato nello spazio, qualcuno lanciò una petizione per farcelo rimanere. La petizione raccolse oltre 160 mila firme. Che Jeff Bezos non goda di grande simpatia umana è cosa nota. D’altro canto il patron di Amazon non fa nulla, ma proprio nulla, per evitare di attirare nuove antipatie. 

Sempre più prossimo ad impersonare il "cattivo" di turno in ogni contesto lambito dai suoi affari, Bezos sembra essere sceso ufficialmente sul piede di guerra: dagli attacchi alla NASA alla causa contro Elon Musk, sembrerebbe che Jeff Bezos si stia cucendo addosso, con una certa maestria, il ruolo di "cattivo della storia".

Bezos vs Musk: una rivalità disneyana

Quella con Elon Musk, in particolare, è una rivalità ormai storica: già nel 2004 era chiaro che non vi fosse alcuna simpatia, tra quelli che oggi sono i due CEO più ricchi del mondo. Allora, né Space X né Blue Origin avevano messo a punto dei razzi funzionanti, eppure Elon Musk già lamentava l’attitudine poco collaborativa del collega: "ignora completamente i miei buoni consigli", dichiarò a Christian Davenport, autore del libro “The Space Barons“.

La rivalità tra i due nasce da una diversa concezione della tecnologia e del suo uso: il primo conflitto aperto tra Musk e Bezos riguardava non a caso la questione brevetti, un vantaggio competitivo secondo Bezos, "un libro di ricette" inutile secondo Musk. 

Nel 2014 Bezos tentò di brevettare le navi drone usate per l’atterraggio dei booster riutilizzabili: in quell’occasione Space X presentò un’istanza secondo la quale la tecnologia di Bezos era "roba vecchia" di almeno cinque anni.

Oggi, le aziende di Musk e Bezos sono in grado di portare persone nello spazio, o almeno in suborbita, e il rapporto tra i due sembra sempre più somigliare a quello tra Paperon de’ Paperoni e Rockerduck – non sarà difficile individuare in quali ruoli.

Bezos ha recentemente alzato i toni, perdendo anche quel minimo di fairplay che aveva mantenuto sino ad oggi: quando la NASA ha scelto il progetto di Space X per la costruzione del lander lunare per la missione Artemis, Bezos deve aver morso il proprio cappello.

Ha deciso quindi di fare causa alla NASA. Blue Origin ha perso 17 dipendenti tra "quadri e ingegneri senior", alcuni dei quali sono andati a lavorare con Space X, e ha in ultimo scatenato i suoi avvocati anche contro Starlink.  

Quello di Bezos è "un lavoro a tempo pieno"

Uno s’immagina Elon Musk, mentre gironzola negli immensi stabilimenti texani in cui Space X sta costruendo il più grande razzo della storia, che viene raggiunto dalla notizia: Jeff Bezos che chiede alla Federal Communications Commission (FCC) di rifiutare i nuovi lanci dei satelliti di Starlink perché dai documenti si capisce troppo poco del progetto Starlink. 

Twitter è da sempre il modesto maggiordomo del Paperone Musk, ed è lì che arriva la risposta stizzita del CEO di Space X: "Si scopre che Besos si è ritirato (da Amazon, ndr) per un lavoro a tempo pieno nell’avviare processi contro Space X…" – è lo scorato commento, con non troppo accidentale refuso, di Musk. 

L’azione intentata contro la decisione della NASA, in effetti, sta rallentando il progetto di Space X per il lander lunare, e potrebbe ritardare l’intera missione Artemis. Si dice addirittura che molti degli ingegneri fuggiti da Blue Origin lo abbiano fatto in segno di disaccordo con l’azione, piuttosto scellerata almeno negli effetti, di Bezos.

L’azione legale del CEO di Blue Origin, tra l’altro, pare abbia creato non pochi problemi tecnici: con oltre 7 GB di PDF, pare che la citazione di Bezos stia letteralmente distruggendo i software del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Perché per essere un vero cattivo ci vuole una certa reputazione, e sembrerebbe che Jeff Bezos stia lavorando alacremente per costruire la propria.

Alessandra Caraffa

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