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Lo chiamano "cappello della morte": come riconoscere il fungo velenoso

È il fungo più velenoso al mondo per l'uomo, ed è per questo motivo chiamato anche "cappello della morte": ecco che cosa provoca e come riconoscerlo.

Quando si tratta di funghi, occorre fare davvero grandissima attenzione: alcuni esemplari possono infatti sembrare innocui, per poi rivelarsi invece velenosi – e di conseguenza molto pericolosi per l’uomo. È il caso dell’Amanita falloide (Amanita phalloides), che è il più letale al mondo e per questo motivo viene chiamato anche “cappello della morte”. Ecco quali sono i rischi nell’ingerirlo e come possiamo riconoscerlo.

Il fungo più letale al mondo

“Cappello della morte” è solo uno dei tanti soprannomi con cui è conosciuta l’Amanita falloide: alcuni la chiamano “angelo della morte”, altri ancora “ovolo bastardo”. In ogni caso, è chiaro il messaggio che si vuole veicolare. Questo fungo è infatti uno dei più pericolosi in assoluto per l’uomo, dal momento che contiene tossine in grado di danneggiare irreparabilmente il fegato e condurre in maniera molto rapida alla morte. Ne basta un frammento microscopico per dare il via alla sindrome falloide – così chiamata dal nome di una delle sostanze di cui il fungo è particolarmente ricco.

Da quel momento in avanti, è una vera e propria corsa contro il tempo: se l’avvelenamento viene riconosciuto in tempo, è possibile tentare di salvare colui che ha ingerito l’Amanita falloide, anche se ne riporterà per sempre gravi conseguenze a livello epatico. Molti invece non ce la fanno, tanto che questo fungo è considerato il più letale al mondo. E non c’è cottura che tenga, visto che niente serve ad annientare la tossina. Uno dei problemi più seri è che l’Amanita falloide viene facilmente confusa con altri funghi commestibili, aumentando quindi il rischio di consumarlo per errore.

Come riconoscere l’Amanita falloide

Ecco perché è davvero importante imparare a riconoscere l’Amanita falloide, così da evitare ogni ingestione accidentale. Vediamo nel dettaglio come è fatto: il gambo è abbastanza lungo (dai 4 ai 18 cm) e bianco, spesso caratterizzato da zebrature che richiamano il colore del cappello. Quest’ultimo può essere grigio-giallastro, giallo-bruno o verdastro, ma in alcune varietà appare completamente bianca. Nel fungo giovane è di forma ovale o rotonda, mentre con l’età diventa convesso o addirittura piatto. Le sue dimensioni sono comprese tra i 4 e i 16 cm di diametro.

Le sue lamelle sono bianche e ben evidenziate. Appena al di sotto, il gambo presenta un anello anch’esso bianco dai riflessi giallognoli. Infine, la polpa: questo fungo internamente è candido e molto sodo, non sembra avere un particolare odore in giovane età, mentre assume una lieve profumazione dolciastra (simile al miele) quando diventa adulto. Come abbiamo già anticipato, è fondamentale evitare di ingerirne anche solo un piccolo frammento, quindi a nulla ci interessa sapere quale sia il suo sapore. Per i più curiosi, tuttavia, pare che abbia un retrogusto simile a quello delle nocciole.

Scoperto un antidoto contro l’avvelenamento

Vista la sua pericolosità e il fatto che viene spesso scambiata per un fungo innocuo, gli scienziati hanno studiato a lungo un possibile antidoto contro l’Amanita falloide. E a quanto pare hanno trovato qualcosa che può offrire una speranza a chi rimane avvelenato dal “cappello della morte”. Si tratta della tintura medica verde indocianina, scoperta da alcuni ricercatori provenienti da Cina e Australia. Uno studio, pubblicato su Nature communications, riporta i risultati dell’esperimento sulle cavie: l’antidoto è stato somministrato ai topi avvelenati entro 4 ore dall’ingestione del fungo, e il 50% di loro è sopravvissuto, contro il 25% del gruppo che non ha ricevuto la tintura.