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Elon Musk e il progetto ambizioso della Neuralink Fonte foto: Ansa
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Elon Musk vuole Twitter, ma Twitter non vuole Elon Musk

Il miliardario proprietario di Tesla, SpaceX e The Boring Company punta al 100% di Twitter, ma sono in molti a dubitare del fatto che riuscirà a comprarla

L’intreccio di amore verso il social dell’uccellino blu e la disponibilità pressoché illimitata di soldi stanno rendendo l’affare Elon Musk-Twitter una relazione pericolosa. Ovviamente pericolosa per il CDA, il Consiglio di amministrazione del social di messaggistica istantanea che si troverebbe, dall’oggi al domani, senza poltrone su cui sedere. Infatti l’OPA, l’offerta pubblica di acquisto presentata da Musk, renderebbe Twitter società privata (negli USA si considera "public company" una società quotata in borsa).

ED è propro per evitare questo impeto amoroso del miliardario di Tesla (e di mille altri business tra cui i viaggi spaziali) che i 43 miliardi di dollari offerti da Musk per comprare il 100% del suo social preferito, potrebbero essere rifiutati. Musk però lo conosciamo come personaggio sopra le righe e non gli basta un no per fermarsi. Infatti, appena venerdì scorso Twitter ha adottato la cosiddetta "pillola velenosa", o poison pills, ossia un piano limitato nel tempo per i diritti degli azionisti con l’obiettivo di respingere una potenziale acquisizione ostile. E sabato è arrivato in risposta il tweet di Elon Musk che ha scritto "Love me Tender", titolo di una famosissima canzone di Elvis Presley, che giocando sul doppio significato di "tender" ossia teneramente, ma che in ambito finanziario significa OPA, Offerta pubblica di acquisizione, lascia intendere l’acquisto di azioni direttamente dagli azionisti di Twitter. In ogni caso a scendere in campo, secondo quanto riferisce il Wall Street Journal ci sarebbe anche la società Apollo Global management pronta a fornire fondi a Thoma Bravo per rilevare il social fondato da Jack Dorsey. Insomma, il terzo incomodo.

Elon Musk ama Twitter

Elon Musk ama Twitter. Tanto da avere acquisito già il 9,2% delle azioni. Ma lo abbiamo capito anche dall’uso che il miliardario fa del suo account personale per esprimere idee, opinioni e coinvolgere la sua community. Anche, nel 2018, a costo di finire sotto sorveglianza della SEC l’autorità per la sicurezza a Wall Street, che obbligò Musk a far controllare a un tutore legale i suoi tweet prima della pubblicazione.

Oggi, Musk dichiara che, Twitter dovrebbe essere resa più aperta a raccogliere e diffondere opinioni, tanto da voler liberare il potenziale, finora inespresso per trasformarla nella "piattaforma della libertà di espressione".

Musk, infatti, ha dichiarato: "Credo che la libertà di parola sia un imperativo sociale per una democrazia funzionante. Ma con il mio investimento ho realizzato che la società non può né prosperare né servire questo imperativo nella sua forma attuale. Twitter deve essere trasformata". Se non è una dichiarazione di guerra nei confronti dell’attuale CDA, quindi, poco ci manca.

Il fondatore di Twitter è perplesso

Il punto è che il fondatore di Twitter, ossia Jack Dorsey (oggi ex amministratore delegato), non ama questa visione di Musk. Il perché è presto detto: non condivide i progetti del miliardario sul futuro della piattaforma che ha creato. Ma sopratutto non condivide la sfiducia di Musk nel management che finora ha portato avanti Twitter. Che lo ricordiamo perde miliardi di dollari in borsa.

Michael Hewson, chief market analyst di CMC Markets, spiegava qualche giorno fa: "Ora, la domanda a cui deve rispondere il board di Twitter è se sia il caso, per un’azienda che storicamente ha sottoperformato rispetto al mercato e che tende a trattare i suoi utenti con indifferenza, di accettare un’offerta molto generosa". Per ora voci non confermate fanno sapere che l’offerta di 43 miliardi di dollari fatta da Musk potrebbe essere rifiutata.

La verità è che davanti a una tale montagna di soldi, in molti iniziano a avere dubbi, avallati dal fatto che Musk ha dichiarato che il compenso del consiglio di amministrazione sarà pari a zero. Una mossa che dovrebbe convincere gli azionisti sul fatto che per loro ci sarà più margine di guadagno da ogni azione.

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