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Cosa sappiamo della nuova barriera corallina scoperta alle Galápagos, sotto l'Oceano Pacifico

Gli scienziati impegnati in una spedizione al largo delle Isole Galápagos hanno scoperto qualcosa di straordinario: una nuova barriera corallina.

In un periodo nel quale si parla sempre più di Oceani ed ecosistemi ad essi annessi a rischio, si accende un barlume di speranza. Un team internazionale di scienziati impegnati a bordo della nave da ricerca Falkor ha scoperto la presenza di una nuova barriera corallina incontaminata nelle acque che circondano le Isole Galápagos, mediante l’utilizzo del robot sottomarino dello Schmidt Ocean Institute.

La spedizione internazionale nell’Oceano Pacifico

Come anticipato, la scoperta è stata possibile grazie al lungo e certosino lavoro di un team internazionale di scienziati, per l’esattezza 24, che rappresentano ben 13 diverse organizzazioni e università. Tra questi la Direzione del Parco Nazionale delle Galapagos (GNPD), la Fondazione Charles Darwin (CDF), l’Istituto Oceanografico e Antartico della Marina Ecuadoriana (INOCAR), la National Geographic Society, il Monterey Bay Aquarium Research Institute (MBARI), l’Università di Bristol, la Woods Hole Oceanographic Institution (WHOI), l’Università della Costa Rica, il Centro nazionale di oceanografia del Regno Unito, l’Institut de Ciencies del Mar di Barcellona e Università dell’East Anglia-Regno Unito.

La spedizione iniziata lo scorso 18 settembre 2023 ha avuto una durata di 30 giorni ed è stata guidata dalla dottoressa Katleen Robert del Fisheries and Marine Institute della Memorial University di Terranova e Labrador. È in questo contesto che gli scienziati hanno esaminato gli ecosistemi sottomarini con il robot ROV SuBastian da 4.500 metri a bordo della nave da ricerca Falkor e, successivamente, scoperto la presenza non di una ma di ben due nuove barriere coralline incontaminate proprio nelle acque che circondano le Isole.

Cosa sappiamo della nuova barriera corallina al largo delle Galápagos

“Le riserve marine delle Galápagos e del Costa Rica sono rinomate in tutto il mondo per la loro bellezza incontaminata e lo Schmidt Ocean Institute è onorato di organizzare numerose spedizioni in questa parte del mondo – ha affermato Jyotika Virmani, direttore esecutivo dello Schmidt Ocean Institute -. Questa è la nostra seconda di tre spedizioni ed è sorprendente che gli scienziati che navigano sulla R/V Falkor continuino a trovare focolai di biodiversità ogni volta che inviamo il ROV SuBastian sul fondo del mare”.

Ma cosa sappiamo di queste due nuove barriere coralline? Innanzitutto sono situate a profondità che vanno dai 370 ai 420 metri. La più grande si estende per oltre 800 metri di lunghezza (l’equivalente di otto campi da calcio), mentre la seconda è più piccola e misura 250 metri di lunghezza. A prescindere dalle dimensioni, entrambe presentano una ricca diversità di specie di coralli duri, suggerendo che probabilmente hanno formato e sostenuto la biodiversità marina per migliaia di anni. Gli scienziati sono stati in grado di identificare e mappare due montagne sottomarine inesplorate, creando per la prima volta immagini ad alta risoluzione.

La scoperta arriva dopo quella dello scorso aprile 2023, quando sono state trovate le prime nuove barriere coralline nella Riserva marina delle Galápagos da parte degli scienziati a bordo della R/V Atlantis della Woods Hole Oceanographic Institution, con il sommergibile HOV Alvin.

“La ricerca e la mappatura sono strumenti essenziali per garantire che le Galápagos continuino a essere un esempio iconico della bellezza e dell’importanza della natura“, ha affermato Danny Rueda Córdova, direttore della Direzione del Parco Nazionale delle Galápagos. “La Riserva Marina delle Galápagos è un’area di straordinaria importanza biologica (…). Trovare una barriera corallina così profonda e longeva ci porta importanti passi avanti verso la protezione delle dimensioni nascoste della diversità oceanica e verso la comprensione del ruolo che gli habitat nelle profondità svolgono nel mantenimento della salute del nostro oceano”, ha aggiunto Stuart Banks del CDF.