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Una nuova scoperta nella Via Lattea cambia tutto quello che sapevamo

Accanto al nostro buco nero supermassiccio, c'è un ammasso di stelle giovanissime che "non potrebbe esistere": si tratta di una scoperta che cambia tutto.

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Ammasso di stelle Fonte foto: 123RF

Venti anni fa, gli scienziati hanno scoperto un ammasso di stelle proprio accanto a Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio che si trova al centro della nostra galassia. Ma solo ora hanno visto che queste stelle sono troppo giovani per poter esistere in un luogo così ricco di turbolenze. Come si spiega questo fenomeno? Un nuovo studio cerca di fare luce su un mistero che potrebbe cambiare le nostre conoscenze sulla formazione stellare.

Ammasso di stelle giovanissime vicino al buco nero

Stando alle più attuali teorie degli astronomi, ogni galassia ha al suo centro un buco nero supermassiccio. La nostra Via Lattea non fa eccezione: il suo buco nero si chiama Sagittarius A*, ed è dotato di un enorme campo gravitazionale in grado di attirare quantità immense di materiale spaziale. Proprio accanto ad esso, ormai molto tempo fa gli scienziati hanno individuato un ammasso stellare chiamato IRS13. Per oltre 20 anni, diversi telescopi hanno raccolto dati importanti sulle stelle in esso presenti, e oggi finalmente sono stati rielaborati, portando alla scoperta di qualcosa di straordinario.

Un team internazionale di ricercatori, guidato dal dottor Florian Peißker dell’Istituto di Astrofisica dell’Università di Colonia, ha analizzato le informazioni raccolte nel corso di tutto questo tempo: è emerso che il cluster contiene non solo molte più stelle di quanto si credeva in origine, ma anche che questi corpi celesti sono estremamente più giovani di quanto si ritenesse possibile, data la vicinanza ad un buco nero supermassiccio. Le stelle hanno appena 100mila anni – ricordiamo, per confronto, che il nostro Sole ne ha circa 5 miliardi – e tutto ciò sfida le nostre teorie sulla formazione stellare.

Per individuare l’età dell’ammasso stellare, gli scienziati si sono affidati al telescopio spaziale James Webb, che ha rilevato la presenza di ghiaccio d’acqua al centro della nostra galassia, un fenomeno frequente nei dischi di polvere degli oggetti stellari di più recente formazione. La vera domanda è: come possono queste stelle così giovani coesistere accanto alla potenza indescrivibile del nostro buco nero supermassiccio? La risposta arriva dallo studio che i ricercatori, dopo attente analisi, hanno pubblicato su The Astrophysical Journal.

La spiegazione degli esperti

Il motivo per cui IRS13 sia un ammasso stellare giovanissimo e possa vivere nelle vicinanze di un buco nero supermassiccio andrebbe ricercato nella sua storia turbolenta. Pare infatti che il cluster sia migrato, in tempi passati, verso Sagittarius A* sotto l’influenza dell’attrito con il mezzo interstellare, delle collisioni con altri ammassi stellari o delle sue dinamiche interne. La gravità del buco nero, ad un certo punto, l’avrebbe attirato verso di sé, segnandone il destino: tuttavia, un’onda d’urto improvvisamente formatasi davanti all’ammasso avrebbe impedito a quest’ultimo di essere risucchiato.

Questo shock non sarebbe stato privo di conseguenze: l’attrazione gravitazionale del buco nero avrebbe aumentato la densità del cluster, dando il via ad un’anomala formazione stellare. “L’ammasso stellare IRS13 sembra essere la chiave per svelare l’origine della densa popolazione stellare al centro della nostra galassia” – ha affermato il dottor Michal Zajaček dell’Università Masaryk di Brno e coautore dello studio – “Questa è anche la prima volta che riusciamo a identificare popolazioni stellari di età diverse – stelle calde della sequenza principale e giovani stelle emergenti – nell’ammasso così vicino al centro della Via Lattea”.

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