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Piccoli ma letali: la strana scoperta sugli insetti "assassini"

Gli umani non sono gli unici esseri in grado di manipolare e usare oggetti e materiali a proprio vantaggio: lo strano caso degli insetti "assassini".

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Noi esseri umani da tempo immemore utilizziamo strumenti specifici per procurarci cibo e provviste. Del resto, bisogna ingegnarsi per sopravvivere. È quel che istintivamente fanno tutti i primati ma, a dispetto di quanto si possa pensare, non sono le uniche specie con questa peculiarità. Gli scienziati hanno individuato in Australia degli insetti “assassini” che tendono trappole alle loro prede in un modo piuttosto bizzarro, ma certamente ingegnoso. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Biology Letters lo scorso 26 aprile e ha dell’incredibile.

Gli insetti che catturano le prede con la resina

Lo studio pubblicato dai biologi della Macquarie University, Fernando Soley e Marie Herberstein, ha individuato un comportamento predatorio molto specifico e insolito in alcune specie di insetti, definiti genericamente cimici “assassine”. Non è difficile comprendere il perché di questo tetro soprannome: sono minuscole creature caratterizzate proprio dal modo cruento in cui scovano prima e uccidono poi le prede che servono al loro sostentamento.

Generalmente questi insetti predatori trafiggono la preda con la loro proboscide, pompando al suo interno degli enzimi digestivi che la paralizzano e, infine, la uccidono. Dopodiché si nutrono letteralmente del suo contenuto, lasciando il guscio vuoto come unico scarto del pasto.

Quel che finora non era saltato subito all’occhio è che alcuni di questi insetti, oltre a procedere con il normale “prosciugamento” della preda, costruiscono una sorta di trappola con cui la imprigionano, impedendole di fuggire o comunque rallentandone qualsiasi movimento o tentativo di difesa. I biologi australiani hanno notato che alcune cimici “assassine”, in particolare, si servono della resina appiccicosa dell’erba Spinifex spalmandosela addosso e incollando così la malcapitata preda sul proprio corpo. Un fatto per nulla scontato se pensiamo che tale sostanza collosa e resistente venne impiegata persino dai primi australiani per realizzare attrezzi da caccia.

La domanda a questo punto è sorta spontanea: l’uso della resina è casuale o gli insetti che sfruttano l’elaborato tranello hanno realmente più probabilità di catturare le loro prede, rispetto a quelli che ne sono privi?

Lo studio sulle cimici “assassine”

Per confermare l’ipotesi sull’uso della resina nelle cimici “assassine” australiane, i biologi hanno dapprima osservato 125 esemplari del genere Gorareduvius in natura, poi ne hanno prelevato 26 e li hanno messi in un barattolo di vetro. All’interno hanno inserito, inoltre, due tipi di prede – mosche e formiche – e osservato cosa accadeva.

Tutti gli insetti “assassini”, ovviamente, hanno provato a catturare le prede a prescindere dal tipo. Ma i risultati sono stati ben diversi a seconda della presenza o meno di resina su di essi: quelli ricoperti dalla sostanza appiccicosa hanno avuto il 26% di successo in più nel catturare il pasto rispetto a quelli che ne erano totalmente sprovvisti.

“Gli insetti assassini hanno manipolato un oggetto ambientale (la resina), estraendolo dal suo contesto abituale e applicandolo sui loro corpi – si legge nello studio -, ottenendo così un vantaggio selettivo attraverso una migliore cattura della preda”. Dunque l’uso della resina come “trappola” per rallentare le prede e riuscire a nutrirsene non è affatto casuale, ma si tratta di un comportamento ponderato e finalizzato alla sopravvivenza dell’insetto.

L’uso di strumenti nel mondo animale

L’uso di strumenti e oggetti da parte degli insetti è piuttosto raro, ma il caso delle cimici “assassine” non è l’unico finora documentato. Basti pensare alle formiche che raccolgono materiale per costruire ponti, oppure a quegli insetti che si servono degli escrementi (propri e altrui) e li manipolano a proprio piacimento per i più disparati scopi. La Lilioceris merdigera, ad esempio, defeca sulle uova per proteggerle dai predatori mentre le termiti sono degli ingegneri piuttosto creativi che si servono delle feci come materiale da costruzione per i propri termitai.

Sono operazioni che richiedono un livello cognitivo complesso e proprio per tale ragione a lungo è stato un modo per distinguere l’uomo da tutti gli altri esseri viventi, ma è evidente che non è così. Sempre più specie nel mondo animale – delfini, polpi, corvi – dimostrano di saper manipolare e sfruttare oggetti e materiali a proprio vantaggio. E no, non siamo gli unici.

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