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SCIENZA

Così si può sapere quando è in arrivo un uragano

Dei mini satelliti della NASA avranno l'arduo compito di raccogliere dati allo scopo di prevenire gli uragani: monitoreranno l'intensificarsi delle tempeste tropicali e il loro evolversi

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Travolgente, spaventoso e spesso letale: l’uragano è uno degli eventi atmosferici che, a oggi, più terrorizza gli esseri umani. La sua impetuosità e la forza con cui si abbatte sulla Terra è una delle ragioni per cui, in diverse aree del mondo, si ricorre a misure di sicurezza estreme che talvolta non sono neanche sufficienti. Ma se ci fosse un modo per sapere quando stanno davvero per arrivare e, in via del tutto ipotetica, per prevenirli?

Potrebbe sembrare fantascienza, ma in realtà si tratta proprio di uno degli obiettivi della NASA, che negli ultimi mesi ha deciso di realizzare, mettere a punto e poi attivare un sistema altamente tecnologico che, sulla carta, dovrebbe fornire tutti i dati sulla formazione degli uragani, in particolar modo su quelli che vengono influenzati dal cambiamento climatico.

L’idea della NASA per contrastare gli uragani

Partiamo proprio dall’intenzione dell’Agenzia Spaziale Americana. Gli scienziati sono sempre più attenti agli effetti della crisi climatica che, oltre a essere ovviamente dannosa in generale per il pianeta Terra e per l’umanità, influisce direttamente sulle analisi che quotidianamente vengono condotte sulle caratteristiche specifiche del nostro pianeta. Eventi catastrofici come cicloni incontrollabili, temporali e rovesci d’acqua che conducono ad alluvioni sono un malus non indifferente per chi, ogni giorno, si occupa di osservare il globo.

Da qui, l’idea: la NASA vorrebbe realizzare due piccoli satelliti e lanciarli nello spazio, facendoli rimane in orbita a una distanza di circa 564 chilometri dal pianeta. Da quella distanza i piccoli satelliti dovrebbero fornire tutti i dati necessari a comprendere meglio quelli che l’Agenzia Spaziale Americana ha etichettato come "eventi meteorologici ad alto impatto" e, auspicabilmente, a trovare un modo per iniziare a prevenirli o quantomeno a tamponarne gli effetti.

I CubeSats e i dati sugli eventi tropicali

Per chi non lo sapesse, I CubeSats, sono satelliti miniaturizzati che prendono il nome proprio dalla loro forma cubica. Pesano a malapena 1,3 kg e nonostante le loro dimensioni sono altamente tecnologici. Quelli che verranno inviati dalla NASA dovrebbero andare a unirsi ad altri due "colleghi" molto simili che sono stati lanciati a maggio del 2023, allo scopo di creare una vera e propria costellazione satellitare mirata, in primis, a «osservare la formazione e l’evoluzione dei cicloni tropicali, compresi gli uragani, e a fornire osservazioni aggiornate rapidamente sull’intensità delle tempeste», secondo quando affermano proprio gli esperti NASA.

La missione di monitoraggio degli uragani è nata grazie a uno sforzo congiunto con il Lincoln Laboratory del Massachusetts Institute of Technology, e prenderà il nome di TROPICS, acronimo di Time-Resolved Observations of Precipitation structure and storm intensity with a Constellation of Smallsats [Osservazioni prolungate nel tempo della struttura delle precipitazioni e dell’intensità degli uragani grazie a una costellazione di Smallsats].

TROPICS è una missione da cui gli scienziati si aspettano tantissimo, perché gli scienziati contano di osservare e analizzare tutti i parametri degli eventi meteorologici più devastanti e riuscire, nel tempo, a creare una serie di sistemi sempre più all’avanguardia per la loro gestione.

TROPICS e le aspettative future

Naturalmente, i risultati di TROPICS non arriveranno nel breve periodo: ci vorranno molti anni prima che si riesca davvero a ottenere un numero di dati sufficienti per raggiungere gli obiettivi prefissati. Sicuramente, prima di riuscire fattivamente a prevenirli, gli uragani verranno posti sotto attento controllo. Ciò significa che, quantomeno, sarà possibile prevederne le traiettorie reali con largo anticipo, minimizzando i danni che invece, generalmente, sono ingenti.

Secondo la NASA, comunque, la missione rappresenta un «enorme salto avanti che offre una combinazione senza precedenti di risoluzione orizzontale e temporale per misurare le condizioni ambientali e interne dei cicloni tropicali su scala quasi globale».

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