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SCIENZA

Un veicolo spaziale si è schiantato sulla Terra

Il veicolo spaziale Aeolus, satellite dell'agenzia ESA, è tornato sulla Terra andando a schiantarsi in corrispondenza del Polo Sud

Il veicolo spaziale Aeolus Fonte foto: ESA/ATG medialab

Un rientro molto atteso, con la comprensibile preoccupazione che un fatto del genere può generare. Nei giorni scorsi un veicolo spaziale dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea) si è schiantato sulla Terra, come era stato ampiamente previsto con un buon anticipo. Si tratta di Aeolus, un satellite che si è ridotto in diversi detriti, come avviene spesso in questi casi.

La tecnologia in questione aveva un peso originario complessivo di oltre una tonnellata (al momento del lancio per intenderci) ed è bruciata a contatto con l’atmosfera. Circa il 20% della massa è però sopravvissuta e nella notte del 28 luglio è precipitata in corrispondenza dell’Antartide.

Il debutto del veicolo spaziale europeo

L’idea iniziale dell’ESA era quello di tentare un rientro controllato del veicolo spaziale, una ipotesi poi messa da parte per l’impossibilità di mantenere un’orbita operativa a 320 chilometri di quota. Ma che tipo di satellite è “tornato” in maniera rovinosa nel nostro pianeta? Il nome completo è ADM-Aeolus: la prima sigla sta a identificare l’Atmospheric Dynamics Mission, vale a dire la missione progettata per lo studio delle dinamiche atmosferiche. Il suo lancio ufficiale risale a cinque anni fa esatti, per la precisione al 22 agosto del 2018. Tra l’altro, è un satellite che vanta un primato che non va certo sottovalutato.

Il veicolo spaziale tornato sulla Terra in questi giorni è stato il primo assoluto capace di effettuare le osservazioni dei profili di velocità di ogni vento, il tutto a livello globale. L’obiettivo principale della missione è stato quello di approfondire la conoscenza dell’atmosfera e della meteorologia terrestre. Si è puntato in questo modo a sviluppare dei modelli climatici molto più complessi del normale, così da prevedere i “comportamenti” ambientali futuri. La già citata velocità dei venti è stata misurata tramite lo strumento principale di Aeolus, ALADIN (Atmospheric LAser Doppler INstrument ). A distanza di un lustro dal suo lancio se n’è tornato a parlare in maniera diffusa.

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Il ritorno tranquillo del veicolo spaziale

L’ESA era comunque preparata allo schianto. Visto che i satelliti in orbita sono aumentati di numero in modo esponenziale, bisogna predisporre degli appositi protocolli. Tra l’altro, il rientro nel nostro pianeta non avrebbe mai avuto conseguenze pericolose per gli esseri umani. In effetti, anche nel caso di un fallimento delle manovre previste per questo ritorno, quest’ultimo sarebbe avvenuto a debita distanza dalle aree abitate, come è poi puntualmente avvenuto. Per avere un’idea di quanto successo, la probabilità di essere colpiti da un frammento del veicolo spaziale era tre volte inferiore se confrontata con quella di un meteorite.

L’intera operazione finale di Aeolus è stata suddivisa in quattro fasi distinte: la tecnologia ha ridotto in maniera progressiva la propria quota, passando dai 320 chilometri iniziali fino agli 80, i quali hanno contraddistinto il rientro “distruttivo”. L’Agenzia Spaziale Europea ha cercato di diversificarsi rispetto alle altre presenti nel mondo. Mentre infatti si tende a consentire ai satellite di scendere a spirale e bruciare in modo incontrollato al termine della missione, l’ESA preferisce inviare dei comandi programmati con la massima attenzione, così da permettere una rotazione di 180 gradi e l’attivazione successiva dei propulsori del satellite per rallentarlo.