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La scoperta di uno scheletro deformato fa luce su nuove scoperte Fonte foto: Griffith University
SCIENZA

Uno strano scheletro deformato ha rivelato importanti informazioni dal passato

È lo scheletro di un giovane adulto trovato in una grotta, privo di una gamba: il suo rinvenimento ci dice molto di più su quelli che sono state le evoluzioni della storia medica nella preistoria

Quanto è antica la medicina? Potrebbe sembrare una domanda quasi banale, eppure no, nulla è scontato: la scienza (e l’arte) di curare e far stare meglio gli altri esseri umani potrebbe essere molto, molto più antica di quanto possiamo mai aver immaginato. A rivelarcelo è uno strano scheletro deformato, risalente a ben 31.000 anni fa, che dimostrerebbe alcuni procedimenti medici impensabili per quell’epoca.

Lo scheletro sarebbe appartenuto a un giovane adulto (probabilmente poco più che adolescente) ed è stato trovato in una grotta in Indonesia. La sua anomalia è visibile a occhio nudo: gli mancano il piede e parte della gamba sinistra. Le parti mancanti, però, non sembrano mancare per una malformazione o per un’incidente, né per un’aggressione: pare, infatti, che siano state amputate per salvargli la vita.

Il ritrovamento dello scheletro deformato

A occuparsi degli scavi nella grotta in Indonesia è stata una squadra di scienziati internazionali della Griffith University. Il team dell’università australiana, capitanato dall’archeologo Tim Maloney, stava esplorando una cava nel Borneo, in una regione della foresta pluviale. Gli scavi in quell’area non erano, ovviamente, casuali: si tratta infatti di una zona che presenta alcune delle prime pitture rupestri al mondo.

L’obiettivo, dunque, era trovare tracce di vita primitive, ed ecco che durante le ricerche è apparso lo scheletro deformato, di dimensioni non troppo grandi, con il piede sinistro e la parte inferiore della gamba sinistra del tutto mancanti. Dopo aver esaminato i resti, i ricercatori hanno concluso che le ossa del piede sono state rimosse con una precisione impressionante: l’osso della gamba, infatti, presenta un taglio netto e obliquo, per altro anche ben guarito.

L’amputazione preistorica: un gesto di cura

Gli scienziati, dunque, hanno ritenuto opportuno prelevare lo scheletro dall’antico luogo di sepoltura e fare ulteriori analisi. In base a quanto rilevato e all’assenza di segni di infezione, i ricercatori sono giunti alla conclusione che evidentemente, il giovane adulto doveva aver perso la gamba da bambino, almeno sei-nove anni prima rispetto alla data della sua morte. Ciò attesterebbe che gli esseri umani stavano facendo progressi nella medicina molto prima di quanto si pensasse.

Dimostrerebbe, infatti, che i cacciatori-raccoglitori della preistoria non solo sapevano abbastanza di chirurgia da poter eseguire l’intervento senza né emorragie né infezioni fatali, ma anche che la comunità-tribù si è presa cura del ragazzo con l’amputazione per diversi anni, considerando che sopravvivere con una sola gamba per tanti anni, in una zona del genere, dove il terreno è accidentato, sarebbe stato impossibile.

Purtroppo, attualmente, i ricercatori non sanno dire né con quale strumento possa essere stato eseguito l’intervento né con quali sostanze sia stato curato il giovane adulto. Si può solo ipotizzare che abbiano usato uno strumento in pietra molto affilato e che si siano serviti delle piante medicinali che ancora oggi caratterizzano la vegetazione della zona.

Una scoperta che cambia la storia

Secondo l’archeologo Tim Maloney, la scoperta di questo scheletro «riscrive la storia delle conoscenze e degli sviluppi medici umani». E in effetti, è un’affermazione non contestabile: prima di questa scoperta, infatti, il primo esempio di amputazione era stato riscontrato solo in un contadino francese la cui morte si attesta a circa 7.000 anni fa, cui era stata rimossa parte dell’avambraccio.

Di conseguenza, gli scienziati hanno finora sostenuto che le pratiche mediche avanzate si fossero sviluppate intorno a 10.000 anni fa, quando gli esseri umani si stabilirono nelle società agricole. Lo scheletro deformato, dunque, cambia tutte le carte in tavola. E non è detto che non ci sia molto altro ancora da scoprire.

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