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SCIENZA

Torna in Italia un reperto storico rubato risalente a 2.500 anni fa

Un prezioso manufatto risalente a 2.500 anni fa presto potrà tornare a casa, in Italia: hanno scoperto che era stato rubato e venduto illegalmente.

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Ci era stato rubato ben 2.500 anni fa, ma adesso finalmente sta per tornare in Italia. Si tratta di un antico manufatto con soggetto a tema mitologico, fulgido esempio dell’arte mediterranea del VI secolo a.C. e che è stato al centro di un’indagine sul commercio illegale di opere d’arte. Le autorità italiane hanno scoperto che il reperto, uno dei pezzi forti della collezione conservata presso il Museo dei Classici ANU, era stato venduto illegalmente.

L’Australia restituisce l’antico vaso rubato all’Italia

Per decenni l’antico vaso risalente al 530 a.C. circa è stato una delle punte di diamante della collezione del Museo dei Classici, istituito dall’Università Nazionale Australiana nel 1962. Ribattezzato “vaso Johnson”, il manufatto risalente a 2.500 anni fa era stato acquistato dall’ANU nel 1984 durante un’asta da Sotheby’s a Londra, diventando poi una calamita per studiosi, visitatori o anche semplici curiosi. Possedere un pezzo tanto antico quanto prezioso era fondamentale per l’istituzione universitaria.

Ma l’anfora a due manici, raffigurante Eracle nell’atto di pugnalare il leone di Nemea, non avrebbe mai dovuto essere battuta all’asta. Il Comando dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale ha scoperto, infatti, che il manufatto era stato rubato, risalendo a documenti che ne attestano il collegamento con un mercante d’arte noto per i suoi traffici nel commercio illegale di opere e manufatti.

Il “vaso Johnson” è stato dapprima recuperato impropriamente e poi venduto attraverso canali illeciti. Ecco perché l’ANU ha accettato senza alcuna esitazione di restituirlo al nostro Paese, ma solo tra quattro anni. L’accordo che sarà finalizzato entro la fine dell’anno prevede, infatti, che gli sia data la possibilità di esporlo ancora nella collezione per scopi di ricerca e didattica.

Preziosi manufatti ritornano a casa

Non solo l’anfora a due manici raffigurante Eracle, ma anche altri reperti saranno restituiti dall’ANU. I Carabinieri hanno, infatti, chiesto la documentazione relativa a tutti i manufatti di origine mediterranea e presumibilmente italiani per verificare – mediante il database Leonardo e un sistema di AI usato proprio per l’identificazione delle opere d’arte – che non vi fossero altre irregolarità, giungendo a una conclusione inaspettata.

“Questa ricerca ha rivelato un secondo elemento problematico – ha affermato la curatrice dell’ANU Classics Museum, la dottoressa Georgia Pike-Rowney -. Anche un piatto da pesce pugliese a figure rosse acquistato nel 1984, che ora sappiamo essere stato contrabbandato fuori dall’Italia da un altro noto trafficante di oggetti illeciti”. Ma non solo, a questo si aggiunge un altro oggetto rubato, un dipinto che raffigura una testa di marmo romana acquistata ancora una volta da Sotheby’s nel 1968 e, a quanto pare, appartenente in origine a una collezione di proprietà del Vaticano.

Il caso italiano non è unico e negli ultimi mesi moltissimi preziosi manufatti sono ritornati a casa, restituiti ai legittimi proprietari dopo accurate indagini. Proprio qualche giorno fa, ad esempio, il Manchester Museum del Regno Unito ha annunciato che avrebbe restituito agli indigeni australiani più di 174 oggetti considerati rubati, mentre la National Gallery of Australia ha accettato di restituire alla Cambogia un trio di sculture Cham del IX secolo saccheggiate e vendute illegalmente dal noto trafficante d’arte britannico Douglas Latchford.

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