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Windows 11, Microsoft ci ripensa e c'è una brutta notizia per chi l'attende

Windows 11 è al centro dell'attenzione da giorni. Le ultime notizie tracciano un quadro sempre più preciso del prossimo sistema, ma scontenteranno molti

Il prossimo sistema operativo di Microsoft continua a tenere banco. Non si parla d’altro da giorni, da quando Redmond nel corso di un evento in streaming ha annunciato Windows 11 ossia la nuova versione del sistema operativo chiamato a raccogliere l’eredità pluriennale di Windows 10.

Durante l’evento del 24 giugno, Microsoft ha svelato le novità principali di Windows 11 insieme ad una serie di altre informazioni, come ad esempio la disponibilità effettiva del nuovo sistema operativo sulla quale, tuttavia, è rimasta piuttosto abbottonata. Il CEO Nadella ha fatto sapere infatti che per vederlo all’opera sarebbe stato necessario attendere “le prossime vacanze", il che aveva aperto alla possibilità che la distribuzione sarebbe partita intorno a novembre, al massimo intorno alla metà di dicembre. Invece non sarà esattamente così. Ed è un peccato, poiché anche in virtù del fatto che l’aggiornamento a Windows 11 sarà gratuito per tutti coloro che possiedono una licenza di Windows 10, l’attesa nei confronti del nuovo sistema operativo era da subito schizzata ai massimi.

Tempi lunghi per l’aggiornamento a Windows 11

Windows 11 arriverà nelle prossimità del Natale 2021, ma lo si troverà solamente nei dispositivi in commercio in quel periodo. In altre parole, Windows 11 sarà preinstallato su computer, laptop, tablet e compagnia di nuova fabbricazione entro fine anno, mentre l’aggiornamento gratuito promesso a chi utilizza Windows 10 richiederà tempi più lunghi.

Microsoft ha fatto sapere tramite il profilo Twitter che Windows 11 “uscirà entro la fine del 2021", mentre l’aggiornamento per i dispositivi con Windows 10 inizierà nel 2022 per concludersi entro la prima metà del prossimo anno, quindi indicativamente entro giugno 2022.

Non sorprenda che sarà necessario un semestre affinché Windows 11 raggiunga tutti gli “aventi diritto": Microsoft insieme a buona parte dei produttori adotta da anni la distribuzione scaglionata degli aggiornamenti, a gruppi di dispositivi, un sistema pensato per evitare che i bug eventualmente presenti nelle prime versioni stabili dell’aggiornamento si diffondano su vasta scala.

Buona parte degli aggiornamenti software per smartphone Android si affidano per le stesse ragioni agli aggiornamenti graduali, e nel caso di Windows 11 è forse ancor più importante dal momento che è ed andrà in uso sulle macchine più disparate in termini di configurazioni hardware, varietà che potrebbe portare alla luce problemi più o meno gravi non individuati e nemmeno individuabili in fase di sviluppo e di test.

Tante macchine non potranno accogliere Windows 11

Le cattive notizie per coloro che aspettano Windows 11, purtroppo, non sono finite qui. Microsoft ha rettificato i requisiti minimi per accedere alla prossima versione del suo sistema operativo, e la novità è che non basterà il modulo Trusted Platform Module in versione 1.2 come indicato erroneamente in precedenza, ma la versione 2.0.

Fino a qualche ora fa infatti il modulo TPM 2.0 faceva parte dei requisiti consigliati e non dei minimi, mentre adesso appare chiaro come molte macchine, anche relativamente recenti, saranno impossibili da aggiornare a Windows 11. I chip a partire dalla generazione 8 dei Core di Intel e dal Ryzen 2000 di casa AMD integrano una loro revisione di Trusted Platform Module 2.0, e saranno quindi supportati da Windows 11.

La restrizione, che lascerà molti utenti insoddisfatti, ce ne rendiamo conto, mira ad incrementare la sicurezza del sistema, specie in un momento storico modellato dalle esigenze insorte con la pandemia.

Microsoft probabilmente ha voluto spingere sulla sicurezza dei dati sensibili in fase di progettazione del Windows del futuro in virtù del fatto che, causa telelavoro o smart working che dir si voglia, il confine tra l’utilizzo consumer e business delle macchine si è assottigliato notevolmente, dunque serve maggiore sicurezza in entrambi gli ambiti, specie nel primo. Scelta difficile quindi, che tuttavia sembra corretta.

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