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apple watch 6 Fonte foto: Apple
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Apple non è mai in crisi: ecco perché

Stando ai dati sugli ultimi 12 mesi, il colosso di Cupertino gongola, potendo contare su una coperta tutt’altro che corta

Sin dalle prime fasi della pandemia da COVID-19, tutti i giganti della tecnologia hanno dovuto fare i conti con una crisi di componenti la cui fornitura, seppur a rilento, solo adesso sembra iniziare a tornare all normalità. Tra stop imposti alla produzione e difficoltà nel reperire o spostare le materie prime, le varie aziende hanno dovuto inevitabilmente modificare i propri piani.

Una delle realtà che ha potuto rivedere i propri piani con minori problemi rispetto alla concorrenza è indubbiamente Apple. Il colosso di Cupertino, infatti, oltre a potere contare su un intero ecosistema di prodotti che spazia dall’elettronica di consumo all’informatica, fino ad arrivare ai dispositivi per la casa intelligente, ha da tempo capito che non si può vivere di solo hardware, specie all’interno di una parentesi storica in cui stiamo raggiungendo il limite sul campo dell’innovazione proprio dal lato hardware, puntando forte su tutta una serie di servizi che stanno, pian piano, divenendo il quid dell’azienda. E una fetta sempre più grande del bilancio dell’azienda.

Apple gongola grazie ai servizi

Apple ha capito che occorre fidelizzare gli utenti, non soltanto proponendo loro dispositivi che fossero alla moda, affidabili e di qualità ma introducendo tutta una serie di servizi in abbonamento che finiscono per arricchire la proposta, aumentando di fatto le possibilità per gli utenti e, di rimando, gli introiti per l’azienda: tra questi servizi, per citare qualche esempio, rientrano Apple Music, Apple TV+, Apple Arcade, iCloud ed Apple Fitness+.

Il vantaggio di molti dei servizi Apple è che permettono al gigante della tecnologia di potere uscire dalla gabbia dorata che è la stessa Apple, dal momento che potenzialmente possono essere sfruttati anche da utenti che effettivamente non sono in possesso di un dispositivo Apple: è lampante il caso di Apple Music che, alla stregua di Spotify o di altri servizi per lo streaming musicale, può tranquillamente essere utilizzato anche dagli utenti Android.

Il fatto che i servizi siano sempre più centrali per Apple è dimostrato sia dai risultati dell’ultimo trimestre fiscale che dal consueto incontro con gli investitori di Apple, in occasione del quale il CFO Luca Maestri ha messo in tavola tutta una serie di dati che ci permettono di valutare come si evolve l’utenza che ha scelto i servizi a pagamento di Apple.

160 milioni di nuovi abbonati in 12 mesi

Il titolo è di per sé molto eloquente: analizzando la variazione su base annua, relativamente a tutti i servizi in abbonamento offerti, Apple può contare su una platea di 860 milioni di abbonati, ben 160 milioni di utenti in più rispetto a dodici mesi fa.

Guardando ai risultati del terzo trimestre fiscale, tramite i soli servizi premium Apple ha ricavato ben 19,6 miliardi di dollari, facendo meglio dei già ottimi 17,48 miliardi di dollari dello stesso periodo del 2021.

Servizi a parte, l’unico prodotto che continua a far registrare una crescita su base annua è l’iPhone. Tutto il resto della produzione hardware, come anticipato in precedenza, è stato influenzato negli ultimi anni da tutte quelle problematiche legate alle forniture che hanno portato a ritardi e a perdere alcune occasioni di vendita. Cioè: la richiesta di prodotti c’era, la possibilità di produrli non sempre.

A testimonianza del fatto che Apple crede fortemente nei propri servizi a pagamento, inoltre, Tim Cook e soci non sono rimasti con le mani in mano negli ultimi tempi: in ordine cronologico, l’ultimo arrivato nel portfolio dei servizi in abbonamento è Apple One, una sorta di aggregatore di servizi Apple che, tramite un solo abbonamento, consente agli utenti di accaparrarsi le possibilità offerte da più servizi della mela morsicata.

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