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HOW TO

Come proteggere l'iPhone da attacchi hacker

Gli iPhone sono protetti da malware e altre forme di virus, ma non sono immuni agli hacker, soprattutto per colpa degli stessi utenti. Ecco perché

Non ci sono dubbi che i dispositivi Apple siano molto sicuri, ma esattamente come qualsiasi oggetto in grado di connettersi in rete non sono completamente immuni agli hacker. Per una serie di ragioni, infatti, anche i device prodotti dall’azienda californiana sono potenzialmente violabili.

Potenzialmente, infatti. Il sistema operativo della casa con sede a Cupertino, rispetto ad Android, si contraddistingue per essere “chiuso”. Ciò significa che, a differenza del robottino verde, non permette a nessuna azienda esterna di apportare delle modifiche. Inoltre, nella maggior parte dei casi non è possibile – a meno che non si forzi iOS con procedure pericolose e di dubbia legittimità – installare applicazioni da fonti sconosciute, come avviene per esempio sui device dell’OS di Google. Scaricare programmi andando a pescare nel web, infatti, significa rischiare di essere attaccati dagli hacker.

In aggiunta, Apple su iOS utilizza tecniche di sandboxing, sistemi che creano una sorta di “recinto” virtuale, che impedisce alle applicazioni di comunicare tra di loro. In altre parole, un’applicazione non può accedere ai dati né tanto meno modificare un’altra app.

Gli iPhone, così come gli iPad o gli iPod Touch, sono protetti da malware e altre forme di virus. Restano – come vedremo tra poco – comunque vulnerabili. E non per colpa di iOS. Così come avviene su Android, la maggior parte degli attacchi hacker subiti dai dispositivi della mela morsicata è causata dagli stessi utenti. Ecco perché.

Sideload di app

Il “sideload” di app è un sistema davvero pericoloso, poiché permette agli utenti di installare sui propri dispositivi applicazioni di terze parti. Come anticipato, su iOS generalmente non è possibile scaricare software al di fuori di quelli presenti nell’App Store. Allo stesso modo di Android, Apple controlla tutte le applicazioni del suo market prima di pubblicarle. Una delle principali tecniche utilizzate dagli hacker, infatti, per infettare gli smartphone – e non solo quelli di Apple – è nascondere i malware all’interno di applicazioni “esterne”.

Jailbreaking

Strettamente connesso con il punto precedente è il jailbreaking. Si tratta di una procedura molto rischiosa attraverso cui è possibile scardinare i sistemi di protezione di iOS. In pratica, la tecnica permette di “aprire” il sistema operativo dell’azienda con sede a Cupertino e consente di eseguire sugli iPhone qualsiasi programma o applicazione, tra cui quelle esterne. E, quindi, potenzialmente anche quelle malevoli.

Phishing

Nulla è possibile fare contro il phishing. Almeno dal punto di vista software. Se un utente riceve un’email sull’iPhone, decide di cliccare sul link contenuto nel messaggio di posta e inserisce i propri dati bancari su siti falsi, è caduto nella trappola degli hacker. E non c’è antivirus o sistema operativo in grado di fermare la superficialità delle persone. Consiglio: fate attenzione a questo tipo di email. Sono fatte per riprodurre quasi fedelmente le pagine web ufficiali di banche e di altre società che offrono servizi di pagamento digitale.

Antivirus

Può anche capitare che sull’App Store girino degli antivirus. A cosa servono? A niente. Come anticipato, su iOS sono attive tecniche di sandboxing, che renderebbero inutile il loro funzionamento. Anzi, alcuni potrebbero anche contenere un malware. Nel dubbio, lasciate perdere.

Reti Wi-Fi

Gli hacker potrebbero attaccare i possessori di un iPhone tramite una rete Wi-Fi pubblica. Il motivo è semplice. Non essendo protette, i cybercriminali potrebbero intercettare la trasmissione di dati e appropriarsi ad esempio delle credenziali di accesso dei conti correnti. Prestate attenzione, soprattutto se siete in vacanza e state utilizzando per esempio la rete W-fI dell’albergo.

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