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SCIENZA

Sì, i corpi di Pompei non sono quello che tutti pensano

Nel corso dei secoli in molti hanno immaginato il magma solidificarsi sopra i cittadini in fuga e creare quelli che ora chiamiamo "corpi" di Pompei. Ma le cose non stanno così

Correva il 79 d.C. quando si verificò uno dei disastri naturali più violenti e devastanti mai avvenuti al mondo, l’eruzione del Vesuvio. La data di questo tragico evento è ancora oggetto di discussione, ma ciò che avvenne è indubbio: dopo anni di quiescenza il vulcano campano esplose, accompagnato da un boato spaventoso. Erano le ore 13 e in alto nel cielo si levarono magma, polveri e pomici, che impietosi segnarono la fine di Ercolano, Stabia, Oplontis e Pompei.

Proprio quest’ultima città è, a oggi, uno siti archeologici che più testimoniano la vita romana dei tempi e che in modo evidente raccontano quanto accadde durante quelle drammatiche ore. Tuttavia, complice una narrazione non del tutto accurata e anche piuttosto semplicistica, in molti sono ancora convinti che i corpi di Pompei questa città siano.. davvero dei corpi. E no, non è così.

La narrazione inesatta e la durata dell’eruzione

Se è vero che buona parte di quello che sappiamo su Pompei è esatto, è altrettanto vero che le dinamiche violente dell’eruzione hanno a lungo portato gli esseri umani a favoleggiare su quanto avvenuto. Per esempio, c’è chi per molto tempo è stato convinto che l’eruzione si sia verificata solo durante la notte e chi, invece, a prescindere dall’orario in cui è avvenuta, pensa che sia avvenuta in un lasso di tempo piuttosto breve, talmente tanto breve da coinvolgere senza scampo tutti gli abitanti.

In realtà, l’intero evento drammatico si è svolto in due tempi: la prima, proprio quella che ha distrutto e seppellito Pompei, è durata venti ore, mentre la seconda è avvenuta dopo circa 12 ore e, per via dei venti, condannò Ercolano e i paesi che si trovavano a nord-ovest del Vesuvio. Cosa c’entra, però, tutto questo, con i corpi? È presto detto: a causa delle succitate narrazioni e convinzioni, per molto tempo tantissime persone sono state convinte che gli abitanti di Pompei siano stati ricoperti di magma e che si siano “cristallizzati”, rimanendo per sempre racchiusi dentro la lava che li ha colti di sorpresa e immobili nella posizione della loro morte.

La comparsa dei “corpi” e la loro storia

Ecco, in realtà non è così. Sicuramente l’immagine della lava che travolge gli abitanti di Pompei è forte, evocativa e “utile” a cementare nella memoria i terribili risvolti di un’eruzione così potente, ma non è esatta. Infatti, se per un prodigio della scienza potessimo tornare indietro al 1800 e potessimo visitare il sito, ci accorgeremmo che quei corpi che siamo abituati a vedere/immaginare all’interno del sito archeologico non ci sarebbero per niente.

Dunque, cosa sono davvero? Semplice: si tratta di calchi in gesso, realizzati intorno al 1860 dall’archeologo Giuseppe Fiorelli. Fiorelli, prima Ispettore ordinario negli Scavi di Pompei e poi direttore, inventò un metodo molto ingegnoso per dare una forma umana a quelli che erano i resti dei pompeiani. In sostanza, Fiorelli e la sua squadra di archeologi, mentre si facevano strada fra gli strati di detriti e cenere che ricoprivano il sito, iniziarono a notare qualcosa di strano: una serie di buchi e cavità distinti, a volte contenenti resti umani.

Erano quelli i veri “corpi”, nonostante non fosse rimasto altro che il vuoto poche ossa ormai frantumate. In sostanza, all’interno della lava erano rimasti sì i corpi di Pompei, ma con il passare del tempo i tessuti si sono decomposti. Le ossa hanno retto per un certo periodo, prima di crollare e frantumarsi anch’esse, ma a questo punto il più era fatto: dentro la colata si era formato un “vuoto” che ricalcava appunto le forme dei defunti. Fiorelli decise di colare del gesso nelle cavità per restituire a quel “vuoto” solidità. E la sua idea fu a dir poco brillante.

La collocazione dei calchi e le ricerche recenti

I calchi realizzati da Fiorelli sono stati trasposti nel primo Museo Pompeiano, ma nel corso del Novecento ne sono stati creati molti anni. Proprio in questi anni la direzione degli Scavi di Pompei ha deciso di cercare di rendere più fedele la rappresentazione, collocandoli nei luoghi dove i vuoti originali erano stati ritrovati.

Al giorno d’oggi, invece, gli scavi usufruiscono anche di tecnologie e strumenti a raggi X per indagare il sito, che resta oggetto di studi e ricerche per via delle molteplici sorprese che può ancora celare.