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Dove vanno a finire le saponette aperte nelle stanze d'albergo Fonte foto: 123RF
SCIENZA

Dove vanno a finire le saponette aperte nelle stanze d'albergo

Ogni giorno milioni di saponette finiscono nelle discariche, dove inquinano il suolo e l'acqua: ma un'azienda americana potrebbe aver risolto questo problema

Le saponette, negli hotel, sono tra gli oggetti più rubati da turisti con la mano lunga. Un comportamento che per gli albergatori è lecito, ma che riguarda solo quelle chiuse. Quelle aperte e usate a metà il più delle volte rimangono invce appoggiate al lavandino, in attesa che qualcuno le butti via. Sì, ma dove?

La fine delle saponette usate

Alcune analisi fatte negli Stati Uniti rivelano numeri che fanno abbastanza impressione: solo in America ci sono circa 5 milioni di camere d’albergo. Prima della pandemia, il tasso di occupazione medio era del 66%. Ciò significa che, in tempi normali, gli hotel consumano circa 3,3 milioni di saponette al giorno.

Si stima che ogni anno l’industria alberghiera generi circa 440 miliardi di chili di rifiuti solidi, in gran parte saponi e prodotti in bottiglia. È il peso equivalente di 2 milioni di balene blu. Tutti questi rifiuti finiscono nelle discariche, dove inquinano il terreno e l’acqua.

Una soluzione alternativa

Nel 2008, anche Shawn Seipler ha riflettuto su questo problema. Viveva negli Stati Uniti e viaggiava molto per lavoro. Ha quindi deciso di andare di hotel in hotel e farsi dare tutte le saponette usate e aperte, che sarebbero finite in discarica. Ha coinvolto alcuni amici e il garage di uno di loro.

Il gruppo ha raschiato via la parte esterna delle saponette con dei pelapatate, ha polverizzato quello che rimaneva e lo ha sciolto. Il composto che ne è uscito è stato versato in stampi per sapone e fatto asciugare una notte, e voilà: nuove saponette fresche e pronte per essere usate. Con questo ritmo, se ne potevano produrre circa 500 al giorno.

Basandosi su questo, e sul fatto che nel mondo 9mila bambini muoiono per assenza di igiene, e che metà di questi potrebbero salvarsi se solo riuscissero a lavarsi le mani con regolarità, Seipler ha fondato la Clean the World, per far arrivare quei milioni di saponette sprecate alle famiglie che ne hanno bisogno.

Dopo qualche anno di difficoltà, Seipler è riuscito a trasformare la sua idea in una vera e propria azienda: oggi lavora con più di 8mila alberghi negli Stati Uniti, per un totale di quasi un milione e mezzo di camere. Non sono solo alberghetti di provincia, ma anche grandi catene internazionali come Marriott e Hilton.

Come si produce sapone pulito

Il processo è relativamente semplice, anche se molto più professionale rispetto ai tempi del garage e del gruppo di amici. Clean the World mette a disposizione di un hotel dei contenitori: quando sono pieni, vengono spediti a un impianto dell’azienda. Il sapone entra in una gigantesca macchina per la raffinazione, che filtra capelli, sporcizia e altri detriti e produce “spaghetti di sapone", che entrano in un miscelatore e vengono sterilizzati con candeggina diluita. A questo punto viene ridotto in polvere e compresso in lunghi blocchi solidi. Il sapone così prodotto viene tagliato in barrette, timbrato e confezionato, per poi essere spedito ai Paesi che ne hanno bisogno – perché sì, oggi Clean The World non manda i suoi prodotti solo negli Stati Uniti.

Clean The World è la dimostrazione che il riciclo e l’economia sostenibile funzionano: volete un altro esempio? C’è la storia delle medaglie olimpiche di Tokyo. Ma possiamo riciclare anche gli scarti alimentari, e reimmetterli nel processo di produzione agricola.

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