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Everything, il primo videogame candidato agli Oscar

Dopo la vittoria del premio della giuria al Vienna Shorts Festival, il videogame Everything è candidato per un posto tra i finalisti alla notte degli Oscar

8 Giugno 2017 - E se un videogame vincesse un Oscar? Può sembrare una provocazione eppure per la prossima premiazione degli Academy Awards è in lizza anche un videogioco. Si chiama Everything ed è un titolo che sta rivoluzionando, anche in senso filosofico, il modo di giocare.

Everything è candidato alla lista dei possibili premiati all’Oscar grazie alla vittoria del premio della giuria al Vienna Shorts Festival. Un festival dedicato appunto ai cortometraggi. Il videogioco ha colpito tutti nel campo dell’animazione. Ma a sorprendere i giudici non è stata la grafica o la trama del gioco, ma il suo senso. Ovvero lo scopo alla base del videogame. Everything ha come obiettivo quello di analizzare in maniera filosofica il mondo dove viviamo. Partendo dal regno animale per arrivare a quello vegetale e minerale. Una visione a 360° dell’ecosistema nel quale viviamo.

Come si gioca a Everything

Il gioco è stato descritto dagli esperti come una lezione di metafisica divertente. Si può giocare prendendo i panni di qualsiasi cosa presente in questo modo. Da un animale acquatico a un volatile. Ma si può essere anche una pianta oppure un piccolo granello di sabbia. E persino degli escrementi. Tutto, appunto, come dice il titolo stesso. Lo scopo è quello di interagire con altri animali e oggetti del gioco, ognuno di questi ci offrirà intuizioni in base al loro stato mentale e una personale visione del mondo. Molte delle frasi presenti nel gioco sono prese dai dialoghi sul Big Bang del filosofo inglese Alan Watts. Everithing è un mondo olistico dove il confine dualistico tra i vari attori presenti in questo mondo sembra spezzarsi. Gli sviluppatori del gioco vogliono offrire ai giocatori uno sguardo sul mondo uguale a quello che avevano da bambini. Gli occhi pieni di fiducia e speranza per un mondo che sembra enorme e dalle infinite possibilità. È un po’ come riguadagnare fiducia su noi e sul resto del mondo, come da piccoli quando sognavamo di essere qualsiasi cosa: un astronauta, un ingegnere, uno scienziato, un pilota, un artista, un atleta o un medico.

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