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Il fondatore di Netflix si è dimesso

Le dimissioni dopo la presentazione dei dati finanziari, ma già da due anni e mezzo Hastings aveva ceduto sempre più potere

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Reed Hastings, fondatore di Netflix nel lontano 1997 insieme a Marc Randolph, si è dimesso dal ruolo di amministratore delegato dell’azienda. Il ruolo di CEO, con una successione tutta interna all’azienda, sarà adesso ricoperto da due manager: Ted Sarandos, che è già “co-CEO” dal luglio 2020, e Greg Peters.

L’annuncio delle dimissioni di Hastings, che resterà comunque presidente esecutivo, è arrivato al termine della presentazione dei risultati finanziari dell’ultimo trimestre 2022, dalla quale sono arrivati dati tutto sommato positivi.

Perché Hastings si dimette

Ufficialmente le dimissioni di Hastings non derivano da problemi in azienda o da frizioni con gli azionisti. Da questo punto di vista va ricordato che Netflix non ha un solo vero e proprio padrone: Hastings stesso ha appena l’1,1% delle azioni e i tre più grandi investitori sono Capital Research Global Investors (8,6%), Vanguard Group (7,8%) e BlackRock (6,5%).

Quello di Hastings, piuttosto, sembra il classico “lungo addio“: già da due anni e mezzo, come lui stesso ricorda, ha delegato sempre più compiti ai suoi manager preparando l’uscita dal CdA e il buen retiro nel ruolo di “Executive Chairman“, lo stesso che si sono riservati altri grandi nomi dell’industria Tech come Jeff Bezos e Bill Gates.

Nella lettera in cui annuncia le dimissioni, Hastings spiega che “Il CdA ha discusso il piano di successione per molti anni (anche i fondatori hanno bisogno di evolversi!). Come parte di questo processo, abbiamo promosso Ted al ruolo co-CEO insieme a me nel luglio 2020 e Greg al ruolo di Direttore operativo. Negli ultimi due anni e mezzo ho delegato sempre più la gestione di Netflix a loro. E’ stato un battesimo del fuoco, visto il Covid e i recenti cambiamenti nel nostro mercato“.

Netflix senza Hastings: cosa cambia

Come e quanto cambierà Netflix con la nuova gestione Peters-Sarandos? Probabilmente i cambiamenti saranno molto pochi o, almeno, pochi saranno i cambiamenti decisi da loro due. Hastings, infatti, lascia il ruolo in una azienda in piena transizione tra un modello di business ben rodato e uno completamente nuovo (per Netflix).

Il vecchio modello di business è stato quello di aumentare il numero degli abbonati anno dopo anno e di aumentare il prezzo degli abbonamenti per far rendere di più ogni singolo utente. Ha funzionato, e bene, finché sul mercato c’era solo Netflix: adesso la concorrenza (Prime Video, Disney+, Paramount+, Warner Bros. Discovery e altri in arrivo) è molto di più ed è molto agguerrita e guadagnare un utente in più è molto più difficile e più costoso per Netflix. E ciò rende necessario un nuovo modello di business.

Per questo motivo, innanzitutto, Netflix punta a far abbonare tutti gli utenti che al momento “scroccano” il servizio usando una password condivisa. Questi utenti non hanno bisogno di essere persuasi: già usano il servizio e lo apprezzano, devono solo convincersi a pagare.

Con le buone o con le cattive: le buone sono rappresentate dal nuovo abbonamento economico Netflix Base con pubblicità, le cattive invece dal nuovo meccanismo di sblocco della visione con codice quando la piattaforma legge un indirizzo di rete del cliente diverso rispetto a quello già noto.

Poi c’è il problema generazionale: Netflix prova ad avvicinarsi ai più giovani, anche grazie ad una sempre più robusta sezione di videogiochi per smartphone (al momento sono circa 50) che, almeno in parte, sono collegati ai film e alle serie TV trasmesse dalla piattaforma in streaming.

Tutto questo è stato già deciso durante la direzione Hastings e, adesso, sarà gestito dalla coppia Peters-Sarandos.

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