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La riforma Copyright è stata approvata: cosa cambia per gli utenti

Anche la Commissione Europea approva la riforma del Copyright. Ora la palla passa ai singoli stati, che dovranno approvarla. Cosa cambia per gli internauti?

15 Aprile 2019 - Nelle settimane e nei mesi passati si erano registrate le prese di posizione di Google (con YouTube e Google News), di Wikipedia e del suo fondatore, e di moltissime altre personalità del mondo del web. Senza, però, ottenere i risultati sperati: il Parlamento Europeo e la Commissione Europea hanno infatti tirato dritto e hanno approvato definitivamente la riforma del copyright.

Le critiche, nello specifico, si sono concentrate su due articoli in particolare: l’articolo 11 (“Protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico in caso di utilizzo digitale”) e l’articolo 13 (“Utilizzo di contenuti protetti da parte di prestatori di servizi della società dell’informazione che memorizzano e danno accesso a grandi quantità di opere e altro materiale caricati dagli utenti”). La norma, passata con il voto contrario dell’Italia (e della Svezia, Finlandia, Polonia, Olanda e Lussemburgo), introduce diverse novità che, a detta di molti, ridurrebbero la libertà d’espressione e informazione in rete.

Nuova legge Copyright europea: cosa cambia per gli utenti

Nell’immediato, la riforma del Copyright europeo incide ben poco sulle abitudini dei cittadini del Vecchio Continente. Ora che è stata approvata dalle massime autorità continentali, dovrà passare al vaglio dei singoli Stati, che hanno a loro disposizione diverso tempo prima di ratificarla e trasformarla in legge dello stato. Insomma, prima che l’articolo 11 e l’articolo 13 abbiano efficacia anche in Italia potrebbero passare da alcuni mesi a un paio di anni.

Una volta ratificata a livello nazionale, però, la situazione potrebbe cambiare rapidamente e, se dovessero avverarsi le previsioni dei più catastrofisti, il web potrebbe non essere più lo stesso. Per l’articolo 11, ad esempio, Google potrebbe essere costretta a chiudere Google News (a meno che non decida di pagare i vari editori) e modificare la visualizzazione dei risultati delle ricerche degli utenti.

L’articolo 13, invece, potrebbe portare a una sorta di censura preventiva sui contenuti pubblicati dagli utenti. La riforma del Copyright, infatti, porta sullo stesso piano tanto chi pubblica contenuti protetti da copyright (violando così il diritto d’autore) sia la piattaforma che lo ospita. In caso di risarcimento, dunque, anche la piattaforma potrebbe essere chiamata a risarcire il titolare dei diritti d’autore. Se, ad esempio, un utente dovesse caricare su YouTube un filmato o un video realizzato da un’altra persona, la piattaforma di video streaming di Google potrebbe essere costretta a risarcire l’autore “originale”. Tenendo conto che su YouTube vengono caricati quotidianamente milioni di video potenzialmente pericolosi, la piattaforma di Big G potrebbe essere costretta a restringere fortemente l’upload, trasformandosi in qualcosa totalmente differente da quello che oggi conosciamo.

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