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SCIENZA

Scoperta una placca tettonica "fantasma", ritrovamento sorprendente nel cuore della Terra

Dalle profondità della Terra, dal mantello, giungono prove dell'esistenza di una placca fantasma. Ritrovati elementi nel Borneo di quella che è nota oggi come placca del Ponto

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Placca tettonica fantasma Fonte foto: iStock

La Terra non smette di sorprenderci e, attraverso la ricerca scientifica, l’uomo è in grado di scoprire sempre nuovi dettagli che in passato sarebbero stati reputati pura fantasia, se non eretici in alcuni secoli. Ci ritroviamo così a parlare di una placca tettonica “fantasma”, ma vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Individuata una placca fantasma

Ben 20 milioni di anni fa la Terra ha visto sparire nelle sue profondità una enorme placca tettonica. Al tempo sosteneva l’attuale Mar Cinese Meridionale. La si definisce “fantasma” proprio perché era reputata ormai perduta per sempre, e invece ecco la scoperta sensazionale.

Più di 20 milioni di anni fa era gigantesca, di dimensioni pari a un quarto dell’intero Oceano Pacifico. È nota a noi soltanto attraverso dei frammenti di roccia che provengono dalle montagne del Borneo. Al tempo stesso, però, da quando rilevato nelle profondità del mantello della Terra.

Nel mondo scientifico si fa riferimento a questa come alla “placca del Ponto”. Il motivo? In un’epoca lontanissima era posizionata sotto un oceano denominato Oceano Ponto. Ecco le poche ma significative parole di Suzanna van de Lagemaat, dottoranda dell’Università di Utrecht: “È davvero sorprendente – ha dichiarato a Live Science – trovare resti di una placca che non conoscevamo affatto”.

Insieme ai suoi colleghi, era infatti inizialmente impegnata nello studio della placca del Pacifico, sotto l’omonimo Oceano. Ciò che accade, generalmente, è che il movimento costante delle placche, l’una contro l’altra, porta quelle oceaniche sotto quelle continentali, a causa di una differenza di densità. In alcuni casi, però, una placca scomparsa può essere incorporata in eventi di formazione montuosa. Resti che possono indicare l’antica formazione preesistente.

Un colpo di fortuna

Come detto, gli scienziati avevano lo sguardo rivolto altrove. Si può dire così. Intenti a trovare i resti di antiche placche perdute (ma conosciute, ndr), come quella di Phoenix. Per riconoscerne le differenze dai resti, si osservano le proprietà magnetiche delle rocce. Il campo magnetico della Terra si lega a esse e varia a seconda della latitudine. La raccolta del Borneo ha però offerto risultati strani e sorprendenti: “Questa latitudine non combaciava con quella ottenuta dalle altre placche che già conoscevamo”.

Un vero e proprio mistero da svelare, dunque, che ha spinto i ricercatori a sfruttare dei modelli computerizzati, al fine di confrontare i dati ottenuti con quanto scoperto sulla geologia della regione degli ultimi 160 milioni di anni. Ciò ha mostrato uno spazio tra la Cina meridionale e il Borneo, ovvero un oceano che si pensava fosse sostenuto da un’altra placca, in antichità, quella di Izanagi. La verità però è differente. L’oceano in questione era sostenuto da un’altra formazione, fino a oggi sconosciuta, chiamata ora del Ponto.

La nostra massima datazione “precisa” è di almeno 160 milioni di anni ma tutto lascia pensare a un’età ben maggiore. Un fantasma per un istante già osservato da una ricerca dello stesso laboratorio, che aveva esaminato immagini dello strato intermedio della Terra, il mantello. Laddove termina la crosta subdotta, si era vista un’enorme lastra di origine sconosciuta. Al tempo, però, gli scienziati non erano stati in grado di determinarne l’origine. Ora quel fantasma ha un nome e una provenienza.

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